Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

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Fot. Mori

La massiccia mole del Monte Minerva

nel quadro del paesaggio trachitico

dell’altopiano di Villanova.

Tirso, si stende la catena omonima, coperta da una coltre calcarea che si affaccia

alla fine sulla Valle di Oliena con le bianche pareti strapiombanti dal Monte Corrasi

(1463 m.). Una sua sottile propaggine giunge verso nord fino alla zolla monoclinale

del Monte Tuttavista di Orosei (805 m.) sbandata verso il Tirreno. A nordest

il massiccio si prolunga col settore montano sempre filladico del Monte Genziana,

cui segue il poderoso spalto calcareo che fa corona pittoresca al Golfo di

Orosei su cui talune cime scoscendono con scogliere selvagge come il Monte Bàrdia

(882 m.), il Monte Tulùi (915 m.) e il Monte Santo di Baunei (811 m.). A mezzogiorno,

dopo i monti nudi e deserti della Barbàgia di Beivi, le falde del Gennargentu

sono incise trasversalmente dal corso tortuoso dell’alto Flumendosa che taglia la

colata porfirica del Monte Perdedu, oltre il quale si stendono i selvaggi rilievi della

Barbàgia Seùlo. Qui le placche di calcari e dolomie secondarie svariano il paesaggio

coi ben noti tacchi e i tònneri raggiungendo e superando talvolta i 1300 m. di

altezza (Monte Tònneri 1223 m.. Perda Liana 1293 i-). le cui pareti strapiombanti

e nude assumono in più punti aspetti dolomitici come nei tacchi di Sàdali e

di Ulàssai (1004 m.). Estrema propaggine del massiccio barbaricino è il Monte

Santa Vittoria (1212 m.), gran gobba porfiroide che si erge sull’ampia base filladica

tra il medio Flumendosa e il Flumineddu.

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