Mori - 1966 - Sardegna

geonerd

Mori - 1966 - Sardegna

muru (763 m.) due apparati vulcanici basaltici che, insieme all’ampia depressione

tettonica contigua in cui scorrono il Mulargia e il basso Flumendosa segna il passaggio

da questo lato verso la regione collinosa terziaria. È qui che il contrasto tra la

« vecchia » e la « nuova » Sardegna si presenta particolarmente evidente e suggestivo.

I rilievi della cùspide sud-orientale, tra il basso Flumendosa e il Golfo di Cagliari

si estollono in piccoli massicci e in altopiani di media altezza (500-600 m.)

con alcuni rilievi isolati dominanti. Uno di questi massicci tabulari costituisce il

Gerréi, regione scistoso-calcarea, dominata dal Monte Ixi (839 m.) e dal testimone

granitico del Monte Génis о Gennas (979 m.). Altri due massicci si trovano nel

Sàrrabus e sono divisi dalla pittoresca Valle del Rio Cannas: l’uno, a nord, è quello

scistoso del Serpeddì, culminante con la vetta porfirica omonima a 1069 m., e

l’altro è quello granitico dei Sette Fratelli (1023 m.), detto così dalla sierra con vari

spuntoni dioritici che si estollono da sottostanti ripiani deformati, costituendone la

vetta dentellata, ben visibile anche da Cagliari.

Molto diversa è la plastica della metà occidentale dell’isola che ha rilievi raccolti

in gruppi più numerosi, nettamente separati da pianure e da zolle collinari, formatisi

per gran parte in epoca recente e le cui forme ad altopiano sono anche più frequenti.

A ll’estremità settentrionale si affiancano al massiccio gallurese, subito alla

sinistra del Goghinas, i pianori del complesso trachitico che costituiscono il tratto

più caratteristico dell’intero angolo nord-occidentale dell’isola fino al Temo, esclusa

solo la sua punta estrema. Tale è appunto l’aspetto che hanno i rilievi dell’Anglona,

per lo più allungati da nordest a sudovest e di altezza modesta che si succedono dal

Campo d’Ozieri al mare alternati con depressioni tufacee su cui si estollono i caratteristici

monti tabulari Sassu (640 m.) e Planu su Sassittu (490 m.) e il colle di Nostra

Signora di Bonària, presso Osilo (767 m.) da cui degradano al mare fino al promontorio

di Castel Sardo. Agli altopiani trachitici seguono verso occidente gli altopiani

calcarei più bassi e più estesi del Sassarese, declinanti verso il mare e incisi dai corsi

d’acqua con solchi profondi risaliti dalle strade con ripide rampe come alla Scala

di Ciocca. Invece verso sud, oltre la Sella di Ploaghe (427 m.), si apre la depressione

del Logudoro, ove le ondulazioni calcaree sono sormontate da numerosi pianori

basaltici isolati, tra cui dominano quelli del Monte Pelao (740 m.) e del Monte

Santo (733 m.), a nord di Mores, e da parecchi coni e conetti vulcanici recenti,

come il Monte Pubulema (461 m.), il Monte Austiddu e quello di San Matteo di

Ploaghe (429 m.) a formare il caratteristico paesaggio della cosiddetta Alvernia sarda.

Più alti e più estesi sono gli altopiani ancora di natura trachitica, tra il Logudoro

e il mare, che sono complessivamente allineati da Nord a Sud, ai due lati della

Valle del Temo e, essendo sbandati verso l’interno, aumentano di altezza verso il

mare (Monte Mannu 802 m.), Pedra Ettori (718 m.), al quale scoscendono con

imponenti gradinate. Al centro di questa regione accidentata, si erge la maestosa

mole trachitica del Monte Minerva (640 m.) massiccio strutturale facilmente riconoscibile

per la sua superficie tabulare regolarissima e perciò punto di riferimento

importante.

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