Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

Fanno parte a sè i rilievi della cùspide nord-occidentale della Sardegna e cioè

della Murra, perchè costituiti da un gruppo di colline sui 3-400 m. di altezza dominate

dal Monte Forte (464 m.) e dal Monte Doglia (437 m.) e formate a oriente

da calcari secondari e ad occidente, al di là d’una netta frattura, da una larga dorsale

scistosa e arenacea paleozoica che si continua nella vicina isola dell’Asinara.

Verso, sud, passato il basso Temo, subentrano alle colline scavate del Logudoro

i grandi pianori basaltici della Planargia e della Campeda, che si elevano progressivamente

fino a culminare nella massa poderosa del Monte Ferra. Si tratta del maggiore

degli antichi apparati vulcanici della Sardegna, costituito come è da un insieme

di rocce trachitiche e basaltiche bizzarramente compenetrate che si elevano fino

a 1050 m. col Monte Urtigu, coronato da ciglioni dirupati. Tutto intorno le lave basaltiche

emesse per ultime dal vulcano si sono espanse a formare vasti altopiani di

roccia scura e scabra disposti in due livelli diversi: uno più alto sui S'^SO m., a

nord del Màrghine, rappresentato dal Plano de Murtas e dalla Campeda, e uno

a sud più basso sui 3-400 m. che è l’altopiano di Abbasanta, lambito ai suoi bordi

dal Tirso. Questi rilievi basaltici raggiungono la massima altezza al centro, nel

Monte Sant’Antonio (805 m.) costituendo un ampio dosso che, raccordandosi ai

monti del Màrghine e del Gocèano completa lo sbarramento separante la Sardegna

centro-meridionale, cioè il Capo di Sotto о Capo di Cagliari, da quella settentrionale

che è il Capo di Sopra о Capo di Sassari con caratteri antropici assai diversi.

Questo diaframma orografico, che ha avuto grande significato storico e politico,

consente un passaggio abbastanza facile solo in corrispondenza della Sella di Macomèr

(530 m.) che è pertanto il più importante punto di passaggio obbligato dell’isola

sia per le principali vie di comunicazione longitudinali che per quelle trasversali,

le quali appunto si incrociano in sua corrispondenza.

Proprio dalle pendici meridionali del Monte Ferra ha inizio la vasta pianura

alluvionale terrazzata del Campidano che prosegue continua fino al Golfo di Cagliari

tra due serie di rilievi, costituenti i due pilastri tettonici della grande fossa. Mentre

ad occidente della piana si ergono immediati i monti paleozoici dell’Iglesiente, dall’altro

lato, tra la pianura e i maggiori rilievi orientali antichi, si frappone una fascia

pressoché continua di colline, che raggiunge l’ampiezza massima di circa 35 km.

tra Sàrdara ed Ìsili e la minima, di neppure io km. all’altezza di Monastir. Si tratta

di bacini terziari svariati da dossi e colli e fertili conche marnose costituenti il cuore

delle tre regioni di Arborèa, Marmilla e Trexenta, succedentisi da nord a sud. La

complessiva uniformità di questa vasta plaga è rotta solo, verso la sua parte settentrionale

dalle poderose moli delle giare, i noti altopiani basaltici dalla regolarissima

sommità tabulare sui 6-700 m. di altezza, il più esteso dei quali è il Planu Sa Giara

о giara di Gésturi (609 m.) e il più alto la contigua giara di Serri (703 m.) entrambi

veri monumenti della geografia e della preistoria sarda. Il bastione vulcanico del

Monte Arci, con la sua massa trachitica e basaltica, culminante con le due punte di

Trébina longa (trébina = treppiede) alta 812 m. e Trébina Lada (795 m.), chiude

verso occidente la regione delle giare, separandola dalla contigua pianura.

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