Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

carei che si affacciano sulla costa. Tra esse sono ben note quelle che si aprono

numerose sul Golfo di Orosei, di cui la più rinomata e sviluppata (oltre 4 km.) è

la grotta del Bue Marino, presso Cala Gonone, cosiddetta perchè rifugio di foche,

come un tempo altre grotte costiere dello stesso nome. Meglio note sono le grotte

del Capo Caccia nei pressi di Alghero, la più famosa delle quali per grandiosità e

bellezza è la Grotta di Nettuno, nel cui interno si trova un laghetto di acqua salata

considerato il maggior lago ipogeo d’Italia (Lago La Marmora 130X 50 m.) e il

secondo del Mediterraneo. Essa si sviluppa per oltre 800 m. in un susseguirsi di

corridoi e saloni per tutta la lunghezza del promontorio ed è in comunicazione con

la contigua Grotta Verde о dell’Altare. Anche nella vicina isola Foradada si trova

una grotta chiamata la Grotta dei Palombi, che perfora l’isoletta dandole così il nome.

Altra grotta molto nota, scavata pure nel promontorio di Capo Caccia è la Grotta

dei Ricami, cosiddetta per l’abbondanza di bianche concrezioni cristalline e di snelle

stalattiti. Le altre grotte marine sono di piccole dimensioni, ma hanno talvolta notevole

interesse perchè vi sono stati trovati reperti preistorici, come è avvenuto per le

grotte del promontorio Sant’Elia, vicino a Cagliari.

Nelle altre rocce le cavità sono più rare e di piccole dimensioni. Si tratta soprattutto

di caverne scavate nei graniti e nelle trachiti dove si aprono più spesso semplici

incavature, nicchie e tafoni.

In complesso l’elenco catastale delle grotte sarde, compilato dal Forreddu, ne

riporta 353, ma il loro numero è certamente superiore, dato che un’esplorazione

speleologica sistematica è stata intrapresa solo da poco tempo. Tale esplorazione

assume particolare importanza perchè le grotte e le caverne hanno offerto eccellenti

e assai sfruttati ricoveri naturali per gli uomini e gli animali, sicché vi si sono trovati

più volte interessanti reperti umani preistorici e tracce di faune relitte.

Un fenomeno importante, connesso col carsismo, si riscontra nei tacchi delrOgliastra,

dove l’infiltrazione delle acque carsiche e il loro affioramento al contatto

dei calcari con l’imbasamento scistoso provocano sui bordi degli altopiani il distacco

e il crollo di grandi masse di roccia che precipitano nel fondo valle e si accumulano

lungo i ripidi versanti. Grandiose frane di questo genere si verificano comunemente

secondo un processo iniziatosi in epoca antica lungo le pareti dei tacchi dell’Ogliastra

nei dintorni di Tertenia, Jerzu, Ulàssai e Osini ed anzi quest’ultimo villaggio

è stato costretto a spostarsi in luogo più sicuro. Frane dello stesso tipo si verificano

sui fianchi dei monti calcarei intorno al Golfo di Orosei ed anche in corrispondenza

dei ciglioni basaltici delle giare e delle colate basaltiche del Monte Ferru e del

Monte Arci.

Le frane più notevoli si verificano però negli scisti argillosi alterati о incoerenti

soprattutto durante e dopo la stagione delle piogge e lo sciogliersi delle nevi che

inzuppano il terreno facendone scivolare masse anche ingenti lungo i pendi! più

ripidi. I punti più colpiti da queste frane di smottamento e scivolamento sono i fianchi

del Gennargentu e l’Ogliastra dove alcuni villaggi tra cui Désulo, Gonari, Aritzo,

Beivi da un lato e Gàiro dall’altro (nella valle del Rio Pardu ogliastrino) hanno su-

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