Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

Riassumendo, le condizioni termiche della Sardegna presentano i seguenti caratteri:

inverni per lo più miti, tranne che nelle regioni elevate, primavere capricciose,

estati moderatamente calde, autunni con persistenza di temperature elevate.

I ven ti.

Gli aspetti termici sfavorevoli sono accresciuti dai venti, che hanno una parte

assai importante nel clima della Sardegna ed hanno notevole influenza sulla vegetazione

e sull’insediamento umano. Essi infatti sofflano con frequenza elevatissima

e sono in rapporto sia con fatti della circolazione generale che con eventi locali perchè,

come si è detto, l’isola si trova lungo la traiettoria delle correnti aeree occidentali

che spirano dalle zone anticicloniche dell’Atlantico e dell’Europa sud-occidentale

verso i centri di bassa pressione mediterranei.

Mentre gli altri elementi del clima sardo presentano notevoli variazioni da un

anno all’altro, i valori di frequenza e di direzione dei venti non cambiano molto.

L ’isola dunque è flagellata dai venti per la maggior parte dell’anno, tanto che i giorni

di calma sono piuttosto rari, non superando talvolta 30 giorni all’anno, come alle

due estremità dell’isola, о addirittura solo 20 giorni, come a Capo Sant’Elia, vicino a

Cagliari. Predominano largamente in tutte le stagioni i venti occidentali e soprattutto

quelli del IV quadrante che rappresentano da soli il 45% di tutte le osservazioni

anemometriche dell’anno. Su tutti domina il maestrale, che soffia violentemente

da nordovest provenendo dal Golfo del Leone e abbattendosi sull’isola in

tutte le stagioni, ma soprattutto nell’inverno. Porta perciò temperatura variabile, bassa

in inverno, elevata nell’estate quando porta a Sud e specialmente a Cagliari ondate

di calore; in ogni caso dissecca il terreno, provoca un’intensa evaporazione diminuendo

i benefici delle piogge e danneggia la vegetazione. Nelle parti più battute,

infatti, lo sviluppo degli alberi è impedito assai ostacolato e le piante subiscono notevoli

deformazioni che piegano fortemente i loro tronchi e la chioma verso il sudest,

tanto che, in mancanza di bussola, possono offrire un valido mezzo di orientamento.

Lungo la parte occidentale dell’isola e specialmente alle sue estremità è assai frequente

e violento anche il ponente, che porta le piogge — bentu bosanu (di Bosa)

battit abbas — e che raggiunge la frequenza massima alla Maddalena e a Capo Testa,

prospicienti le Bocche di Bonifacio, a Capo Spartivento e Capo Teulada, all’estremità

meridionale, e nella parte occidentale dove soffia pure il libeccio, apportatore

di piogge. La tramontana e il grecale, invece, sono assai meno frequenti e poco umidi,

freschi d’estate, freddi d’inverno quando portano i giorni limpidi e luminosi del

gennaio. Essi causano, comunque, durante tutto l’anno delle gradevoli parentesi

che interrompono i lunghi periodi in cui imperversano il maestrale oppure i venti

meridionali. Questi costituiscono il secondo flagello della Sardegna, dove lo sci-

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