Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

La vegetazione.

Le particolari condizioni di suolo e di clima della Sardegna hanno esercitato

influenza determinante sul mantello vegetale che proprio dalle peculiarità di quelle

condizioni trae la sua caratteristica fisionomia. Bisogna tuttavia ricordare che gli

aspetti più originali della flora sarda hanno base storico-geologica in quanto il

quadro floristico attuale è formato da elementi rappresentativi derivanti in parte

da un’eredità di epoche passate in cui le condizioni del clima e i rapporti con le aree

continentali contigue erano alquanto diversi rispetto a quelli attuali.

Anzitutto sarà bene osservare che in poche altre regioni europee i quadri vegetali

naturali hanno estensioni così notevoli come in Sardegna: si pensi infatti che su

2,4 milioni di ha., solo poco più di un quarto è occupato da colture о prati artificiali

mentre quasi i 3/4 sono coperti da vegetazione spontanea e cioè da boschi, da cespuglieti

incolti produttivi e soprattutto da pascoli permanenti comprendenti da soli quasi

la metà della superficie dell’isola. Stridente è da questo punto di vista il contrasto

con quanto si verifica nell’Italia intera, dove oltre la metà della superficie è occupata

da colture e neppure un quinto da prati e pascoli naturali. Tuttavia queste immense

distese di paesaggi naturali non sono per la maggior parte nello stato originario,

ma hanno subito l’azione distruttrice degli uomini e degli animali domestici, pecore

e capre soprattutto: l’uno ha deforestato e incendiato, gli altri hanno degradato gravemente

le macchie e i cespuglieti.

Il carattere essenziale della vegetazione sarda è la sua mediterraneità, ma per

la posizione dell’isola tra la penisola italica, l’Ibèria e l’Africa sono entrati a farne

parte elementi diversi pervenuti attraverso ponti continentali scomparsi con la Tirrenide.

Vi riconosciamo infatti l’elemento mediterraneo centrale о eumediterraneo,

che ha dato il maggior contributo di specie; l’elemento mediterraneo occidentale,

cui appartengono tra l’altro la Digitalis purpurea, la Clematis baleárica e il Buxus

baleárica; l’elemento mediterraneo orientale di cui fanno parte la Satureja thymbra,

il Laserpitium garganicum ed altre specie. Ma oltre che per questi caratteri intermedi,

la flora sarda spicca per la mancanza di alcune specie, come il faggio e le conifere di

alta montagna e per la presenza di numerose specie endemiche sue proprie (Hyacinthus

fastigiatus, Genista Morisii, Genista Corsica), che si trovano per lo più in zone appartate

dei rilievi granitici e calcarei e di alcune piccole isole. Il massiccio del Gennargentu

è quello che ospita la flora più caratteristica, ma anche le cime più elevate del

Limbara e del Sulcis hanno una vegetazione che porta i segni della sua vetustà e del

suo isolamento.

Ma dal punto di vista geografico hanno soprattutto valore gli aspetti complessivi

che la vegetazione assume e che tanto influiscono sul paesaggio. Per questo lato due

fatti colpiscono in modo particolare il visitatore anche più sprovveduto: la scarsezza

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