Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

Nelle parti più elevate dei principali massicci e specialmente sul Gennargentu

si trova, come sulle altre montagne sud-mediterranee, una modesta vegetazione culminale,

formata da pulvini spinosi con Pruno prostrato (Prunus prostata), contorto

e disteso sulle rocce. Ginestra di Corsica e Ginepro nano, insieme alla Digitale,

alla Genziana e ad altre specie minori.

Ma la formazione vegetale più estesa, più ricca e più vigorosa è la macchia,

che domina e caratterizza il paesaggio sardo dal litorale a 800 m. di altezza e

fino a 1000 m. nel Capo di Sopra e che si è in gran parte sostituita al bosco terziario,

denso di lecci, di roveri e di alloro. Si tratta della classica formazione sempreverde

mediterranea costituita da arbusteti che possono assumere grandi dimensioni,

quando trovano condizioni favorevoli e cioè suolo profondo e versanti più

freschi e riparati. Proprio secondo l’altezza delle piante si suole distinguere una

macchia alta (la macchia-foresta del Béguinot) con piante arborescenti alte fino a

4-5 m. e una macchia bassa a grossi cespugli, non più alta in media 1,5-2 metri.

Ma ben più significativa è la distinzione della macchia secondo la sua composizione,

anche se questa è assai varia in quanto dipende da numerosi fattori edafici,

climatici e storici tra i quali primeggia l’intervento umano, avendo questo determinato,

secondo le modalità e l’entità con cui è avvenuto, diverse forme di vegetazione

che vanno considerate come « stadi » di degradazione о di rigenerazione.

Fatto sta che nella macchia, pur essendo essa costituita da un insieme di numerose

essenze, si vede spesso una di queste prendere il sopravvento in particolari zone

che assumono aspetti caratteristici per forme e colori della vegetazione. E da ricordare

anzitutto la macchia di leccio dominante, aspetto poco degradato del bosco

di leccio già descritto, contenente pure Corbézzolo (Arbutus unedo, in sardo olioni),

il Lentisco, il mirto (murtas), la Fillirea (aliderru) e l’Alaterno (Rhamnus alaternus).

Nei terreni silicei acidi, alquanto umiferi e in luoghi freschi e meno asciutti,

tende a predominare il Corbézzolo fino a costituire una macchia a corbézzolo di

aspetto inconfondibile in cui si trova anche l’Erica arborea (túvara, scova), utilizzata

qua e là (per es., in Ogliastra) per i suoi ciocchi ricercati per la fabbricazione

delle pipe.

C ’è poi frequente la macchia a oleastro e soprattutto a oleastro e lentisco,

aspetto degradato dell’Oleo-Lentiscetum: il Lentisco (Pistacia lentiscus, chiamato

chessa nel Capo di Sopra e moddizzi nel Capo di Sotto) è più frequente perchè meno

appetito dal bestiame ed è forse la pianta più utile della macchia in quanto, oltre

al tannino delle foglie, fornisce olio dai frutti ed una resina odorosa, il cosiddetto

« mastice di Chio », dai rami. Sembra che il Lentisco tenda a migliorare il suolo ;

certo è che la sua presenza è indizio di terreno adatto alla cerealicoltura tanto che

in alcune zone dell’isola si stabilisce un’alternanza di coltivazioni di cereali, di pascolo

e di rigenerazione del Lentisco, come avviene pure per il Cisteto.

Meno frequente è la macchia a Euforbie (lua de monti), gialla nella fioritura e

rosseggiante nell’autunno, accompagnata da oleastro ed Assenzio arboreo (Artemisia

arborescens) riconosciuta come uno stadio di degradazione su pendii rupestri della

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