Mori - 1966 - Sardegna

geonerd

Mori - 1966 - Sardegna

L a rete idrografica.

La rete dei corsi d’acqua sardi è il risultato di vicende lunghe e complesse essendosi

formata nel corso dei tempi geologici in rapporto soprattutto con eventi tettonici,

cioè con le fratture già ricordate e con processi erosivi verificatisi in più cicli

per effetto degli spostamenti del livello di base. Per quanto alcuni corsi d’acqua si

siano costituiti fin dall’èra paleozoica, il tracciato attuale della maggior parte dei

fiumi sardi e dei loro principali affluenti ha origine tettonica recente perchè, come

si è già visto, la maggior parte dei solchi vallivi non sono stati scavati dai fiumi, ma

rappresentano zone depresse per effetto di dislocazioni che hanno raccolto e convogliato

le acque dai monti e dagli altopiani ai quattro fronti marittimi.

Ma vi sono anche corsi d’acqua che ricalcano condizioni assai antiche e rappresentano,

in tutto о in parte, un’eredità di condizioni passate: tali sono l’alto Flumendosa,

il quale ricalca un sistema idrografico più antico che scendeva verso

rOgliastra e il Flumineddu; e inoltre l’alto Tirso con i suoi affluenti Taloro e Araxisi,

il Cedrino, il Posada ed anche il Rio Palmas, erede del bacino terziario del

Sulcis.

Così ogni bacino fluviale ha avuto una sua storia geologica particolare, corrispondente

naturalmente a quella dei rilievi circostanti, e pertanto la rete idrografica della

Sardegna manca di unità e di uniformità di sviluppo.

Per quanto riguarda i caratteri idrologici, i fiumi sardi, oltre ad essere poveri di

acque, hanno regime assai irregolare tanto che, in genere, più che di veri fiumi si

deve parlare di fiumare e torrenti che corrono impetuosi e violenti nelle stagioni

piovose, mentre sono all’asciutto durante la siccità estiva e per buona parte dell’autunno.

Solo i tre fiumi maggiori, Coghinas, Tirso e Flumendosa e pochi altri come il

Cedrino, alimentati da grosse sorgenti perenni, portano acqua anche durante l’estate,

sia pure in scarsa quantità. Tutti però hanno un regime straordinariamente irregolare

che determina un notevole disordine idraulico. Infatti dopo le forti magre

estive, che riducono per lo più praticamente all’asciutto la maggior parte dei fiumi

e dei torrenti, solo nel dicembre si ha un aumento apprezzabile delle portate, interrotto

dalle secche di gennaio e si verifica poi nel febbraio e nel marzo il periodo dei

maggiori deflussi i quali pertanto sono concentrati in pochi mesi dell’anno e presentano

punte di forte entità. Infatti circa l’87% delle portate spetta al periodo

dicembre-maggio. Per questo non solo si ha un fortissimo divario tra le minime e

le massime portate dell’anno, che per esempio nel Flumendosa oscillano talvolta tra

2230 e о me. al secondo. Ma si verificano anche improvvisi colmi di piena (il

Flumendosa fino a 3360 1/sec. di contributo unitario e i corsi d’acqua minori fino

a 20 о 30.000 1/sec.), che provocano delle rapide e rovinose variazioni di livello.

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