Mori - 1966 - Sardegna

geonerd

Mori - 1966 - Sardegna

con valli sovrimposte gli altopiani granitici della Barbàgia Ollolai il primo e della

Barbàgia di Beivi il secondo, svolgendovi meandri incastrati entro pittoresche valli

terrazzate.

Nell’alto corso del Taloro, in località Gusana, alla confluenza del Rio Aratu,

è stata da poco costruita una grande diga a doppia curvatura che forma un grande

serbatoio con annessa centrale idroelettrica.

Nel corso del Tirso si possono distinguere pertanto tre parti con caratteri assai

diversi; il tronco superiore fino quasi alla confluenza col Liscoi è incassato in rocce

granitiche povere di acque; il tronco medio comprendente la parte tra il Liscoi e

Villanova Truschedu scorre con profilo più dolce sui tufi, le trachiti ed i basalti della

depressione e si arricchisce delle acque degli affluenti maggiori raccolte per gran

parte nel grande lago-serbatoio Omodeo formato per sbarramento del fiume mediante

la diga di Santa Chiara d’Ula. Il tronco inferiore infine si svolge con lieve

pendenza nella bella pianura oristanese e termina con un piccolo delta, 6 km. ad

occidente della città. In questo suo ultimo tratto il fiume era soggetto a frequenti

straripamenti, specie in occasione delle forti piene primaverili, durante le quali convoglia

1500 e fino a 2000 me. d’acqua al secondo, mentre d’estate le portate si annullano

quasi. A tale stato di cose si è ovviato sia mediante la costruzione di arginature,

sia con la regolazione delle acque ottenuta con la costruzione della imponente diga di

Santa Chiara nel 1923 allo scopo di creare il grande lago serbatoio utilizzato per la

produzione di energia elettrica e per l’irrigazione del Campidano di Oristano e del

territorio di Arboréa.

A ll’estremità sud-occidentale dell’Isola, il Rio di Palmas che sbocca nel golfo

omonimo, è il collettore di cinque о sei corsi d’acqua che scendono dalle cime più

elevate del Sulcis. Il principale di essi è il Rio Maxias, che trae origine dalla Punta

Maxia, e prende poi il nome di Rio di Santadi. Le acque di questi torrenti sono

trattenute da una lunga diga a Monte Pranu presso Tratalias e formano così un

ampio serbatoio, dopo il quale il fiume scorre lentamente nella pianura costiera

del basso Sulcis e sbocca di fronte all’isola di Sant’Antioco.

Di impostazione tettonica sono anche i maggiori corsi d’acqua scorrenti nella

grande pianura del Campidano, costruita nel fondo della grande fossa terziaria. Le

acque del Campidano e delle regioni contigue sono raccolte da due corsi d’acqua

scorrenti in direzioni opposte a partire da una zona di spartiacque centrale all’altezza

di San Gavino: il Flùmini Manna di Pabillonis verso il Golfo di Oristano ed il

Flùmini Manna di Samassi verso il Golfo di Cagliari. Quest’ultimo è più importante

sia come lunghezza (86 km.) sia per il valore delle portate, sia per numero e consistenza

degli affluenti. Presa origine con i suoi rami più lontani dall’altopiano calcareo

del Sarcidano, ricco sui fianchi di risorgive, scende con corso complessivamente

diretto verso sud attraverso la Marmilla, sbocca nel Campidano orientale attraverso

la stretta di Furtei e prosegue verso sud ricevendo successivamente il Canale

Vittorio Emanuele che emunge le acque della depressione di Sanluri, oggi bonificata,

e da sinistra il torrente Leni convogliante notevoli sorgenti del gruppo del

183

More magazines by this user