Mori - 1966 - Sardegna

geonerd

Mori - 1966 - Sardegna

Il fiume Cedrino incassato

nelle colate basaltiche

presso Dorgàli.

Fot. Mori

questa aberranza paga il fio. Bosa, infatti, che sorge sul basso Temo, ove è sorta per

ragioni marittime e militari, vede più volte ad ogni inverno le sue strade allagate dalle

acque del fiume. E le piane acquitrinose sono state fino ad epoca recente disertate

dagli agricoltori e votate per lo più alla pastorizia transumante.

« Nessuna utilizzazione è quindi possibile — scriveva l’ing. Omodeo, grande

pioniere della sistemazione idrologica della Sardegna e propugnatore della costruzione

dei laghi-serbatoio — non a scopi irrigui, perchè l’acqua manca appunto nei

mesi in cui più servirebbe, non a scopi industriali perchè in tre quinti dell’anno il

deflusso e la forza ottenibile sarebbero nulli: negli altri mesi, meno di cinque, sarebbero

così variabili in conseguenza delle vicende meteoriche, da non dare alcun affldamento

della continuità indispensabile tecnicamente ed economicamente ». Come

unico rimedio a questi gravissimi inconvenienti egli propose la costruzione di laghi

artificiali che, immagazzinando la portata eccessiva e dannosa delle grandi piene

invernali, ne rendessero l’erogazione costante per tutto l’anno о comunque conforme

ai bisogni dell’industria e dell’agricoltura. E per suo merito sorsero appunto

a partire dal 1923 i primi laghi-serbatoio sul Tirso e sul Coghinas, seguiti da molti

altri sul Flumendosa e sui fiumi minori, che hanno permesso non solo di raccogliere

grandi masse d’acqua razionalmente utilizzate, ma hanno regolarizzato il regime dei

fiumi sardi principali.

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