Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

cem ente verso settentrione e verso ponente m a incise fortem ente ad oriente. O vunque

la superficie di questa estesa regione granitica è resa irregolare da am m assi caotici

di blocchi, spesso scavati e scolpiti dagli agenti m eteorici a costituire m inute accidentalità

assai pittoresche, rese più evidenti dalla vegetazione bassa e a chiazze che solo

sui versanti m ontani presenta estese e caratteristiche sugherete.

Con la semplicità degli altopiani granitici nuoresi fa vivo contrasto la regione

che si stende verso oriente e che si affaccia al mare dalla Punta Sabbatino fino a oltre

il Capo di Monte Santo; è una regione di rilievi scistosi e calcareo-dolomitici di notevole

complessità litologica e strutturale. Vi si trovano infatti vaste ondulazioni di

micascisti alternate a crinali granitici, su cui poggiano grandi dossi e scaglie di calcari

giuresi e alcuni bassi tavolati basaltici, il tutto inciso da numerose, profonde

vallate di corsi d’acqua brevi, ma spesso ricchi di acque, tutti tributari del Tirreno. La

varietà di lineamenti e di colori rende questa regione, costituente essenzialmente le

Baronie, una delle più belle e singolari della Sardegna.

Il settore sud-orientale dell’isola, dalla barriera del Gennargentu al Capo Carbonara,

è un mondo nuovo di rilievi complessi e assai diversi per età e forme, frammentati

in piccole unità da valli profonde con direzione per lo più meridiana, vere

gole che isolano piccole cellule di vita umana, ripiegate su se stesse, e che rendono

difficili le comunicazioni. Gli altopiani granitici spariscono e le creste granitiche

ricompaiono solo a costituire prima spuntoni isolati e poi le cime dentellate

del massiccio dei Sette Fratelli, all’estremità sud-orientale, costituente una sub-regione

di netta individualità. Altrettanto nettamente s’individua il massiccio scistoso

del Gennargentu, ergentesi brusco sull’altopiano di Fonni e che forma il cuore della

Barbàgia, paese al centro dell’isola, ovunque elevato ed aspro, ma di aspetto diverso,

in cui si possono riconoscere ben quattro sub-regioni: la Barbàgia Ollolai, il Mandrolisai,

la Barbàgia Beivi e la Barbàgia Seùlo. A sud del Gennargentu si distende

obliquamente, sino alla foce del Flumendosa, un paese tormentato ove, sull’imbasamento

cristallino che forma le maggiori alture come il Monte Santa Vittoria, poggiano

gli altopiani calcarei dei « tacchi » e dei « tònneri », che assumono la massima

estensione nel Sarcidano, e quelli arenacei paleogenici della regione di Quirra. Più

calma, più tabulare è la regione di media altitudine, compresa tra il basso Flumendosa

e il massiccio dei Sette Fratelli, costituente il Gerréi e parte del Sàrrabus, in cui

la gamma delle rocce paleozoiche è più variata, comprendendo placche di calcari

devonici come quelli di Villasalto scisti e porfiroidi.

La fronte marittima di questo paese aspro e selvaggio, in cui si contrappongono

in modo stridente tratti di altopiano a valli profondamente incassate con fianchi

ripidi che scoscendono anche per 5-600 m., è YOgliastra, dal rilievo assai tormentato

che scende a gradinate verso il Tirreno e che è costituita da dossi scistosi e granitici,

sormontati da frequenti creste e spuntoni porfirici e placche e torrioni calcarei a

pareti erte e scoscese a carattere dolomitico. Con questi rilievi aspri e desolati fanno

contrasto stridente le sottostanti piane alluvionali costruite da corsi d’acqua ricchi di

torbide.

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