Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

I limiti ora accennati sono ovviamente ben diversi dai confini dei quattro Giudicati

nella loro tarda definizione risalente al XII-XIII secolo. Infatti da un documento

del 1206 pubblicato dal Solmi, risulta che il confine tra il Giudicato di Cagliari e

quello di Arboréa toccava le ville di Fluminimaggiore, Serramanna, Sanluri, Samassi,

Villamar, Mandas, Escolca, Gergei, Isili, Villanova Tulo e Seùlo; ed è facile accorgersi

che esso poggiava ben scarsamente su motivi naturali. Ma verso nordest il confine

acquistava maggior senso geografico in quanto del Giudicato di Cagliari faceva parte

rOgliastra e il limite poggiava così su alti rilievi fin oltre il Capo Monte Santo. Per i

Giudicati di Gallura e di Logudoro, pur mancando una documentazione precisa, si

può avere un’idea approssimativa dei confini considerando che i due Stati ricalcavano

rispettivamente la parte nord-orientale e nord-occidentale dell’isola, divise dal

basso Coghinas poggiando a sud il limite della Gallura al Gennargentu, con la Barbàgia

Ollolai, e quello del Logudoro al Montiferru e al Màrghine.

Ma per i nomi regionali e quindi per l’esame delle regioni storiche hanno avuto

importanza soprattutto le curatorie о parti, cioè le suddivisioni amministrative dei

Giudicati rispecchianti antiche circoscrizioni territoriali di origine anche anteriore

all’epoca bizantina. Il fatto stesso che il loro numero non è variato di molto

nel corso di parecchi secoli, come risulta confrontando gli elenchi ricostruiti per

epoche diverse da vari autori (Fara, Gasalis, Zirolia, Besta, Solmi) prova nettamente

che questa ripartizione amministrativa si basava su elementi quasi immutabili, quali

le condizioni naturali tendenti a formare ambienti ben differenziati sia dal punto di

vista fisico che da quello umano. Qui, peraltro, giova osservare che questa ripartizione

dovette determinarsi in condizioni alquanto diverse da quelle attuali e cioè

allorché la consistenza del patrimonio boschivo dell’isola era assai più estesa e massiccia

che non ai tempi nostri, contribuendo così a mantenere l’isolamento di nuclei

di popolazione insediatisi in paesi anche vicini. Giò è avvenuto senza dubbio in epoca

pre-romana, sicché si può pensare che sia servito di base alla divisione municipale

che si realizzò mediante il riconoscimento di un sistema politico-amministrativo

tradizionale che fu prodotto di una evoluzione spontanea provocata dall’allacciarsi

nel corso dei tempi di rapporti di comunanza e integrazione tra gruppi di paesi e

che venne in gran parte mantenuto dai Romani.

Questi riconobbero anche le associazioni indigene esistenti al di fuori dei municipia,

sicché esse poterono continuare a sussistere come avvenne verosimilmente per

quelle comunità pastorali о silvo-pastorali dell’interno che vivevano in una semiindipendenza

e si governavano sulle basi di norme tradizionali locali.

L ’anarchia medievale e la sopravvivenza e persistenza del feudalesimo rafforzarono

queste associazioni tradizionali, come è dimostrato dalla continuità e dalla

vitalità delle curatorie che erano sostanzialmente indipendenti le une dalle altre,

anche se, a lungo andare, alcune delle unità originarie si frazionarono dando origine a

ripartizioni minori. Ciò si verificò soprattutto là dove, per le favorevoli condizioni

naturali, la primitiva economia pastorale andò attenuandosi e si trasformò per

effetto dell’inserimento e dello sviluppo delle pratiche agricole che la completarono

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