Mori - 1966 - Sardegna

geonerd

Mori - 1966 - Sardegna

conseguenze sull’entità e la distribuzione della popolazione dato che le due repubbliche

si combatterono soprattutto sul mare.

Le condizioni della Sardegna divennero più gravi quando su di essa si afferniò

all’inizio del XIV secolo il dominio degli Aragonesi che dopo aspre e lunghe guerre

istituì, come si è visto, un rigido sistema feudale a favore di stranieri. A questi sconvolgimenti

economici e politici si aggiunsero gravi epidemie di peste, da quella violenta

del 1348 a quella del 1376 e al tremendo morbo del 1403, nonché la forte ripresa

della malaria che causò l’ulteriore spopolamento di coste e pianure onde moltissime

ville e villaggi furono abbandonati dai loro abitanti e successivamente andarono

distrutti.

La diminuzione del numero degli abitanti non fu però continua, ma ebbe dei

momenti di particolare gravità in occasione di pestilenze, carestie о altri eventi, così

che al primo cómputo della popolazione indetto nell’isola dal governo aragonese

(1483) si contarono appena 150.000 abitanti con una densità di soli 6 abitanti per kmq.

È la cifra più bassa che si conosca per la popolazione sarda, ma si può ritenere che

sia anche la più bassa raggiunta, essendosi indetto quel censimento in uno dei periodi

più tristi della storia della Sardegna. Secondo uno studio del Loddo-Canepa, dei

673 centri abitati esistenti in Sardegna al principio del XIV secolo, ben 305 andarono

distrutti nei tre secoli successivi, cifra eccezionale, anche se la maggior parte di

questi centri scomparsi erano di piccola entità.

Intorno alla metà del XVII secolo, una certa tranquillità nelle vicende politiche

favorisce il graduale aumento della popolazione e il risorgere di molti centri abbandonati.

Nel 1603, in. occasione del secondo computo per «fuochi» eseguito dal

governo spagnolo, si contarono nell’isola 266.700 ab. ( ii per kmq.) e ad un terzo

computo fatto dopo 75 anni, nel 1678, il numero era salito a 301.680. Appena un

decennio dopo però, a causa di gravi carestie ed epidemie, i fuochi erano ridotti a

61.645 (247.780 ab.). Verso la fine del secolo si ebbe tuttavia una sicura ripresa confermata

da un’ultima numerazione spagnola che accertò la presenza di 66.768 fuochi

(270.000 ab. cioè II per kmq.), epoca dalla quale si ebbe successivamente un

aumento costante.

L ’incremento della popolazione si affermò e progredì già durante il XVIII secolo,

dopo il passaggio dell’isola al Piemonte per effetto dei provvedimenti presi dal

governo piemontese per risollevare l’economia della Sardegna. Particolari effetti

sulla distribuzione della popolazione ebbe la notevole opera di colonizzazione guidata

che ebbe inizio con la cessione delle terre spopolate a chi si fosse assunto l’obbligo

di coltivarle e con l’invito rivolto a coloni italiani e stranieri a trasferirsi in Sardegna.

A questa colonizzazione guidata si aggiunse quella spontanea da parte di pastori

e agricoltori sardi nella Nurra, nella Gallura e nel Sulcis.

Il primo censimento indetto dal governo piemontese (1728) rivelò che la popolazione

della Sardegna era già salita a 309.994 ab.; il che significa che solo al principio

del XVIII secolo l’isola riacquistò all’incirca il numero degli abitanti che aveva

in età romana. Alla metà del secolo, nel 1751, il secondo censimento piemontese

222

More magazines by this user