Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

ig ii si registrarono 852.407 ab., con un incremento medio annuo del 7,6 per mille.

Ma la prima guerra mondiale, con la forte mortalità per cause belliche e per il rincrudimento

della malaria e la diminuzione delle nascite, segnò una netta battuta

d’arresto, tanto che al 1° dicembre 1921 si contarono nell’isola appena 866.681 individui

con l’esiguo incremento medio annuo dell’i,6 per mille.

Nel dopoguerra si aprì una nuova fase per la demografia sarda: la vigorosa ripresa

della bonifica, il miglioramento delle condizioni economiche e il forte aumento della

natalità provocarono un ingente e rapido incremento demografico (12,2 per mille

tra il 1921 e il 1931 e un massimo del 12,6 per mille tra il ’31 e il ’36) che portò

la popolazione a 973.125 ab. nel 1931.

Il censimento del 1936 rivelò che la Sardegna nel quinquennio intercorso aveva

finalmente superato il milione di abitanti (1.034.686 ab. e densità 42,7).

Pertanto si deve constatare che in un secolo circa, tra il 1838 e il 1936, il numero

degli abitanti della Sardegna si raddoppiò; ma, mentre nella prima metà di questo

periodo l’accrescimento fu modesto, nella seconda metà divenne assai cospicuo

tanto che per 4/5 si è verificato dopo l’Unità d’Italia e per 1/3 tra il 1921 e il 1936.

Alla data del censimento del 1951 sono stati censiti 1.269.438 ab. residenti nell’isola,

con un incremento medio alquanto inferiore a quello del periodo precedente

(11,3 contro 12,6 per mille) per gli sconquassi provocati dall’ultimo conflitto. Successivamente,

infatti, si è avuta una certa ripresa che ha portato la popolazione

sarda a i.419.362 ab. riscontrati dall’ultimo censimento del 1961 cui corrisponde

l’accrescimento annuo dell’ 11,7 per mille.

Così la Sardegna contiene oggi appena 1/35 circa della popolazione italiana, classificandosi

per numero di abitanti al 13° posto tra le regioni d’Italia ed è, insieme

al Trentino-Alto Adige, trascurando la piccola Val d’Aosta, la regione meno popolata,

con appena 59 ab. per kmq.

Questa grave scarsezza di popolazione, dovuta essenzialmente alle sfortunate

vicende storiche, economiche e sanitarie, è stata a sua volta, secondo molti autori,

una delle principali cause del tardivo e inadeguato sviluppo dell’isola.

Si tratta, in effetti, di un circolo vizioso rotto solo di recente da massicci interventi

esterni che hanno agito con iniziative di ampio respiro volte da un lato a migliorare

le condizioni sanitarie e dall’altro a favorire le attività economiche mediante

apporto di ingenti capitali.

Il movimento naturale della popolazione e l’emigrazione.

Le vicende demografiche della Sardegna sono state sempre soprattutto in rapporto,

come s’è detto, col movimento naturale per il quale l’isola ha un comportamento

di spicco rispetto alle altre regioni italiane e profondamente diverso dalla

media nazionale. Attualmente infatti la nostra regione è quella che, pur avendo la più

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