Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

assa nuzialità (7 per mille contro Г8 dell’Italia intera), ha conservato per la sua

alta fecondità un elevato indice di natalità (intorno al 23 per mille contro una media

italiana del 18,4 nel 1962) per cui è preceduta solo dalla Campania, Calabria e Puglia

e ha visto deprimere la mortalità a valori minimi (8 per mille di contro a io dell’Italia

intera), specie dopo la scomparsa della malaria e la riduzione della mortalità

infantile e della tubercolosi. Di modo che l’incremento naturale della popolazione

mantiene forte entità (15,7 per mille, contro appena 9 della media nazionale) ed è

solo di poco inferiore a quello della Calabria e della Campania.

Tradotti in cifre assolute tali coefficienti significano che l’aumento naturale

annuo della popolazione è di circa 21.000 individui, risultanti da un numero di nati

di 32-33.000 unità da cui sono da togliere oltre ii.ooo morti.

Non è stato, peraltro, sempre così. Infatti, una scorsa alla serie degli indici demografici

dell’ultimo secolo permette di constatare che, mentre fin verso il 1915 la

loro entità si aggirò sostanzialmente sulla media italiana (32-33 per mille per la

natalità, 21-22 per la mortalità e intorno all’ i i per l’eccedenza) accompagnandone

la ben nota, progressiva diminuzione, dal primo dopoguerra la Sardegna si comportò

in modo sempre più differente da quello dell’intera Italia e della maggior parte

delle altre regioni. Mentre queste ultime, cioè, videro diminuire progressivamente

il valore dei tre indici alle esigue cifre attuali — con la sola fallimentare parentesi

bellica e la successiva momentanea ripresa — la Sardegna ha mantenuto le sue posizioni

con alte natalità e mortalità più accentuata fino al secondo conflitto mondiale,

superato il quale i due indici si sono andati flettendo: sensibilmente quello della

natalità, passata dal 27 per mille del 1925 al 23,4 del 1961, ma più nettamente quello

della mortalità dimezzatosi in 15 anni (dal 14,5 al 7,7 per mille), sicché il tasso di

incremento raddoppiatosi rispetto alla fine dello scorso secolo, è rimasto su posizioni

elevate, pur accennando ad un lieve declino (da 16,2 a 15,7 per mille ab.).

E da notare per inciso che, se la natalità degli illegittimi si aggira sulla media

italiana (2,3 per mille), oltre il 90 per cento degli illegittimi stessi viene riconosciuto

dai genitori. E facilmente prevedibile che la constatata diminuzione dell’eccedenza

procederà perchè, mentre la mortalità ha raggiunto ormai il valore minimo non più

suscettibile di sensibile riduzione, la natalità dovrebbe continuare, sia pur lentamente, a

contrarsi. Si è verificato insomma, nell’ultimo dopoguerra, un cambiamento importante

del regime demografico isolano: mentre fin verso il 1945 la popolazione sarda aveva

un movimento naturale a regime antieconomico con forte natalità e forte mortalità,

proprio dei gruppi economicamente e socialmente poco progrediti, successivamente,

per il progresso economico e sanitario conseguito, il regime demografico ha preso

netta tendenza verso un tipo economico. Il ritardo con cui questo cambiamento è

avvenuto rispetto all’Italia centro-settentrionale, è in rapporto con l’attardamento

insulare e non solo sotto l’aspetto economico sociale, ma anche — e fortunatamente —

in senso psicologico e morale.

Tuttavia le caratteristiche demografiche presentano differenze sensibili nelle tre

province isolane e più che per la mortalità, che ha valori abbastanza livellati, per il

15 — Le Regioni d'Italia - Sardegna.

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