Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

fino agli ultimi anni dello stesso secolo (con un massimo di 265 individui nel 1886),

allorché la grave crisi dell’agricoltura causata prima dalla chiusura del mercato francese

e poi soprattutto dall’infestione fillosserica sviluppatasi tra il 1883 e il 1910,

provocò un cospicuo aumento degli espatri, saliti bruscamente a 2500 e 2700 individui

nel 1896 e 1897. Ebbe inizio allora il periodo migratorio più notevole, intensificatosi

assai dal 1906, quando la fillossera raggiunse e distrusse i floridi vigneti del

Campidano, e che durò fino allo scoppio del primo conflitto mondiale: si verificarono

appunto in quell’epoca, come del resto si ebbe — ma con intensità ben maggiore —

nei resto d’Italia, le punte massime degli espatri, con 11.659 unità nel 1907, 10.663

nel 1910, 12.274 uel 1913. Tranne che in alcune annate, e soprattutto nel 1910 e nel

1913, quando prevalse l’emigrazione transoceanica, la maggior parte degli emigranti

si diresse verso gli altri paesi del Mediterraneo e in minor misura verso l’Europa

occidentale e verso le Americhe. Dopo la parentesi della guerra, l’emigrazione riprese

alquanto, ma dopo un massimo di 6621 individui nel 1920 scese alla modesta aliquota

di 2-3000 unità fino al 1927 (1041 persone) dopo il quale venne praticamente

a cessare riducendosi a poche decine di persone. Dal 1955 però si è avuta una netta

ripresa (5683 individui nel 1957), causata sempre da motivi economici, sicché le

partenze sono salite a quasi 10.000 individui all’anno, specialmente dalle province

di Cagliari e Sassari, indirizzate per i due terzi verso la Germania occidentale, la

Francia e la Svizzera.

Gli espatri sono avvenuti particolarmente nell’Iglesiente-Sulcis, nel Sarcidano,

nell’Oristanese, nel Logudoro, il che é motivo di preoccupazione essendosi così

verificata una decurtazione della disponibilità di mano d’opera necessaria per lo sviluppo

dell’agricoltura e dell’industria, già iniziato, ma attualmente il numero degli

emigrati sembra sceso a 4000 unità circa.

Si noti che la Sardegna si trova oggi al penultimo posto tra le regioni italiane per

numero di espatri verso paesi extraeuropei che sono stati appena 215 nel 1961 e

108 nel 1963. Ë da notare poi che, oltre ad essere assai limitata, l’emigrazione sarda

é stata anche povera, in quanto formata essenzialmente da braccianti e minatori,

sicché non ha portato all’isola i benefici dei quali godettero altre regioni meridionali.

Influenza maggiore ha avuto senza dubbio lo spostamento di molti Sardi verso le

altre regioni italiane. Si tratta però di trasferimenti malamente precisabili per la

scarsità e la lacunosità della rilevazione statistica. Tuttavia, osservando nei censimenti

la differenza tra il numero dei Sardi residenti in Sardegna, ma temporaneamente

assenti, e quello dei Sardi censiti in altre regioni. Assunto Mori poté ricavare

il numero di quelli che avevano lasciato definitivamente l’isola: essi erano 17.135

nel 1901, 24.812 nel 1921 e 39.147 nel 1936, in gran parte funzionari, militari e

domestici. Nel 1951 tale cifra era salita a 45.047, cioè più che raddoppiata in un cinquantennio,

ma occorre considerare che il loro numero é certamente superiore a quello

espresso nelle statistiche e che negli ultimi anni il flusso migratorio verso altre

regioni italiane é considerevolmente aumentato.

Le Regioni d’Italia - Sardegna.

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