Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

Varie parti della Sardegna centro-meridionale e specialmente le zone minerarie,

quelle montane e quelle allora malariche, nonché alcune parti del Sassarese con agricoltura

povera, hanno dato il maggior numero di partenti uomini e donne (queste

come domestiche) direttisi per lo più verso la Liguria, la Toscana, il Lazio, dove

Romane accoglie buona parte; ma ultimamente l’attrazione maggiore è stata esercitata

dai grossi centri industriali dell’Italia settentrionale, dove si trovano oggi oltre

100.000 Sardi. Si calcola che in complesso, nel decennio 1951-1961 abbiano lasciato

l’isola 1 19.000 individui il che ha provocato in molti villaggi una grave diminuzione

della popolazione.

Alla scarsa emigrazione si è accompagnata fino ad oggi un’assai più modesta

immigrazione dalle altre regioni italiane, tanto che il censimento del 1931 trovò in

Sardegna ogni cento persone solo 3,4 nate in altro compartimento. Tale proporzione

è di poco inferiore a quella media dell’Italia meridionale (3,8% contro il 10,7% dell’Italia

settentrionale), ma si deve considerare che le altre regioni meridionali e insulari

non attirano immigrati per la loro forte densità demografica, il che non si ha

invece in Sardegna. Tuttavia, con l’andar del tempo si sono infiltrati nell’isola gruppi

di individui provenienti dalle altre regioni italiane circostanti, i quali, pur avendo in

genere modesta consistenza numerica, rivestono particolare interesse per aver contribuito

al ripopolamento delle coste, rinsanguando i paesi già esistenti e talvolta

formandone di nuovi, costituenti delle vere colonie etniche.

Il gruppo più importante è costituito indubbiamente da Siciliani, trasferitisi da

tempo nella parte meridionale dell’isola e che, secondo la Terroso Asole, conterebbe

oggi non meno di 20.000 persone. Iniziatasi in tono minore almeno fin dal secolo

XVII, epoca alla quale risale la costituzione di una colonia siciliana di commercianti

in un quartiere di Cagliari, l’immigrazione siciliana crebbe assai con lo sviluppo

dell’industria mineraria e in particolare di quella carbonifera. Alcune migliaia

di Siciliani, in gran parte minatori e artigiani, si sono trapiantati infatti dal 1936 in

poi anzitutto a Carbonia e nei centri vicini e in minor numero nell’Iglesiente, provenendo

sia direttamente dalla Sicilia sia nel dopoguerra dalla Tunisia e dalla Francia.

Meno numerosa, ma assai attiva, è la colonia di Siciliani che si è costituita nelle

campagne intorno a Cagliari e che è formata prevalentemente da agricoltori in proprio

dediti alla coltura degli ortaggi e degli agrumi. Pochissimi invece sono i Siciliani

dediti alla pesca, rappresentati da un piccolo nucleo che lavora nelle tonnare

del Sulcis e risiede a Carloforte e a Calasetta.

Soprattutto di pescatori sono formati altri gruppi con elementi pervenuti a cominciare

dal secolo XVII ma soprattutto nell’Ottocento, in una prima fase dalla Liguria

direttamente о di rimbalzo — come il gruppo di Carloforte — poi dalla Toscana e

successivamente dal Napoletano. Da qui hanno avuto origine appunto attivi pescatori

di corallo, aragoste a pesce azzurro pozzolani, torresi, e ponzesi ancor oggi ben

distinguibili. Si calcola che oltre un migliaio di famiglie di pescatori, per 4/5 napoletane

si sia in questo modo stanziata in diversi centri del litorale sardo e specialmente

ad Alghero, a Carloforte, a Cagliari, a Golfo Aranci, a Porto Torres e a La Mad-

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