Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

Nella parte costiera dell’Iglesiente e del Sulcis il forte addensamento della popolazione

si deve quasi esclusivamente allo sviluppo dell’attività mineraria. Il territorio

deiriglesiente infatti, dal punto di vista agrario è assai povero e non si presta

a utilizzazioni proficue. Il Sulcis ha maggiori possibilità agricole, ma i suoi terreni

di pianura sono ancora in corso di bonifica e di trasformazione agraria.

Menzione particolare va fatta delle isole che circondano la Sardegna; di esse solo

le maggiori hanno dei centri abitati e sono più о meno densamente popolate; delle

rimanenti le più piccole sono del tutto disabitate e le altre, come Tavolara e Molara

presso il Golfo di Olbia, Santo Stefano, Spargi, Ràzzoli, dipendenti da La Maddalena,

ospitano stabilmente solo pochi abitanti.

Tra le maggiori. Sant’Antioco ha una densità di 115 ab. per kmq. perchè l’isola

ha visto la sua popolazione aumentare costantemente in quest’ultimo cinquantennio

per lo sviluppo dell’agricoltura, della pesca e dell’attività del porto di

Sant’Antìoco Ponti, creato dal 1938 per l’imbarco del carbone del Sulcis. La vicina

isola di San Pietro, interamente occupata dal comune di Carloforte, ha una densità

ancora maggiore (145 ab. per kmq.) per la sua vivace economia agricola e

peschereccia creata dall’attivo nucleo ligure.

La Maddalena è fra tutte la più densamente popolata (555 ab. per kmq.) nonostante

abbia un territorio quasi interamente roccioso; ma la cittadina si è sviluppata

per cause del tutto artificiali, essendo sorta con la creazione della importante

base navale. Nell’Asinara, la seconda per estensione fra le isole adiacenti alla Sardegna,

la popolazione complessiva è di appena 833 ab., e la densità perciò non supera

i 16 ab. per kmq. Ma a Caprera, dove risiedono solo 114 ab., la densità è di appena

7,1. In nessun’altra isola risiedono stabilmente più di 100 abitanti. In complesso

gli abitanti delle isole adiacenti alla Sardegna erano 33.000 nel 1961.

La distribuzione della popolazione sarda è in chiaro rapporto col rilievo. In

linea di massima, gli abitanti si addensano nelle parti più basse e in particolare si

constata che nella zona compresa tra о e 100 m., la cui superficie rappresenta

appena 1/5 di quella totale, si raccolgono i 2/5 della popolazione e che oltre metà

degli abitanti risiede a quota inferiore a 200 m. ; poco più di 1/5 vive ad altitudine

compresa tra 200 e 400 m. e meno di 1/4 a quote superiori a 400 metri.

Un esame più attento rivela però che il numero degli abitanti non diminuisce

gradualmente con l’altezza tanto è vero che, considerando la popolazione insediata

a quote superiori a 300 m., si vede che se fra 300 e 400 m. vivevano nel 1951

106.397 äb. (8,3% del totale) e fra 400 e 500 m. se ne trovavano 96.709 (7,6%),

nella fascia successiva, tra 500 e 600 m., si saliva nuovamente a 126.105 ab. (9,9%).

Più in alto poi i valori riprendono a diminuire rapidamente: il 5,5% risiedeva tra

600 e 800 m. e appena l’ i,5% a quota superiore agli 800 metri. L ’altitudine

media alla quale viveva la popolazione sarda era allora di 242 metri.

Naturalmente, varia in conseguenza la densità della popolazione per le varie zone

altimetriche, in quanto i valori più elevati (100,4 ab. per kmq.) spettano ovviamente

alla zona più bassa; ma passando alla zona soprastante (100-200 m.), la den-

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