Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

quarto e a tale data metà della popolazione viveva a meno di 15 km. dal mare, e i tre

quarti entro i 30 km. Venti anni più tardi, nel 1931, questo fenomeno si presentava

ancora più accentuato finché nel 1951 risultò insediato, sempre entro i 5 km. dal mare,

quasi un terzo della popolazione dell’isola. Complessivamente la distanza media

della popolazione dal mare è passata da 19,6 km. nel 1861 a 16,6 nel 1951, e

si è verificato dunque un notevole, progressivo avvicinamento al mare, non più

considerato un nemico, come in epoca medievale, poiché con la raggiunta sicurezza

e salubrità delle coste si é mostrato fonte di prosperità per lo sfruttamento

delle risorse che offre, sia con la pesca, sia con i traffici, sia soprattutto con Tatti-'

vità ricettiva.

Per ultimo tra le condizioni naturali che influiscono sulla distribuzione della

popolazione occorre tener conto della natura geo-litologica del terreno. L ’influenza

di questo fattore si esplica anzitutto per le qualità proprie delle rocce stesse e del

tipo di suoli che da esse hanno origine, e poi per il diverso comportamento delle

rocce nei riguardi della circolazione delle acque (numero delle sorgenti, fittezza del

reticolo idrografico) e della stabilità del terreno. Pur tenendo conto delle interferenze

esercitate dal fattore altimetrico e dalla presenza di città, colpisce subito

la bassa densità della popolazione sui terreni granitici e sugli scisti, di gran lunga

inferiore a quella che si ha su ogni altro terreno, per la loro ben nota sterilità e per

la mancanza per vaste estensioni granitiche di una coltre detrítica coltivabile. E interessante

osservare che la densità della popolazione ha valori pressoché uguali sopra

le due formazioni, cioè appena 28 ab. per kmq.

L a densità é bassa anche sui terreni calcarei m esozoici, peraltro poco estesi, tanto

che le parti dell’isola in cui essi sono diffusi (Sardegna centro-orientale, dintorni

del G o lfo di O rosei) sono le più spopolate, anche per i loro caratteri altim etrici e

m orfologici.

Alquanto inferiore alla media (42-43 ab. per kmq.) é anche la densità sui terreni

vulcanici, trachitici e basaltici, specie tra il Golfo di Oristano e quello dell’Asinara,

che accolgono in complesso una popolazione pari a poco più di un sesto di quella

complessiva dell’isola.

La densità presenta invece valori superiori alla media nelle formazioni cambriche

(arenarie, calcari, scisti) considerate nel loro insieme, sia perchè singolarmente

occupano una superficie molto piccola e sono tra loro variamente frammischiate,

sia perchè presentano la caratteristica comune della mineralizzazione. La

densità relativamente elevata (69,8) non si deve infatti a particolari vantaggi che

questi terreni possono offrire rispetto ad altri dal punto di vista dell’utilizzazione

del suolo, quanto piuttosto alla presenza di minerali di piombo e zinco che li accompagnano

e che hanno dato luogo ad intensa attività mineraria.

Anche l’elevata densità sui calcari e i conglomerati eocenici, estesi soprattutto nel

Sulcis, si deve all’attività mineraria connessa alla presenza dei giacimenti carboniferi

ivi esistenti. Sono quasi spopolati invece i terreni eocenici della Sardegna sudorientale.

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