Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

Valori ancora più elevati della densità di popolazione (oltre 92 ab. per kmq.) si

riscontrano nelle alluvioni quaternarie, su cui risiede poco meno di un quarto della

popolazione sarda. Tale valore però, non si presenta uguale in tutte le zone alluvionali

e infatti si è già visto che il Campidano presenta densità maggiore di quella

delle altre zone litoranee, prese nel loro insieme, alcune delle quali, del resto, nonostante

presentino terreni di buona fertilità, rimangono ancora oggi scarsamente popolate.

Nella stessa pianura del Campidano la parte orientale, più fertile perchè il terreno

alluvionale vi è formato in gran parte dalla disgregazione di calcari miocenici,

è più densamente popolata di quella occidentale dove le alluvioni derivano in prevalenza

dalla disgregazione di rocce granitiche.

Ma i valori massimi della densità (140 ab. per kmq.) corrispondono ai calcari marnosi

miocenici, che danno terreni molto fertili e ben coltivati. È vero che su queste formazioni

rocciose si trovano le due più importanti città della Sardegna, Cagliari e Sassari,

che fanno aumentare assai il valore della densità, ma sta di fatto che anche escludendo

questi due centri maggiori, la densità sui terreni marnoso-arenacei miocenici

rimane pur sempre nettamente superiore alle altre.

La composizione e le condizioni della popolazione.

Mentre nel complesso della popolazione italiana e in quella delle singole regioni

— tranne forse la Val d’Aosta — il numero delle donne supera nettamente quello

degli uomini, in Sardegna avviene il contrario: si ha cioè un’eccedenza di uomini

pari a loio maschi circa per ogni 1000 femmine, contro 959 della media italiana.

A questo particolare comportamento contribuisce senza dubbio il carattere dell’emigrazione

che, mentre nelle altre regioni è rilevante e interessa soprattutto gli uomini,

in Sardegna, almeno fino a pochi anni fa, è stata limitata ed ha interessato in larga

misura la popolazione femminile. Anche per questo aspetto, peraltro, le tre province

sarde si comportano diversamente perchè, mentre Cagliari e soprattutto Nùoro hanno

il numero dei maschi superiore a quello delle femmine, a Sassari i due sessi sono

praticamente in equilibrio: più precisamente i maschi hanno prevalso fino a pochi

anni or sono tanto che il censimento del 1951 ne ha contati secondo la proporzione

così ricordata; ma nel 1961 la situazione è già risultata invertita sia pure di pochissimo,

proprio per influenza dell’emigrazione, più notevole nel Capo di Sopra.

Anche riguardo alla struttura per età, la popolazione sarda si distingue da quella

media italiana e da quella di molte altre regioni, demograficamente più evolute, perchè

ha avuto fino ad epoca recente variazioni relativamente piccole. Infatti le classi più

giovani, fino a 14 anni di età, hanno rappresentato per oltre un sessantennio, cioè

dal 1871 fino al 1936 circa 1/3 (33,6%) dell’intera popolazione (mentre per l’intera

Italia erano passate dal 32,5 al 30,6%) e dal canto loro le classi anziane di oltre 60

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