Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

l’attività agricola è preponderante rispetto a quella industriale. E d ’altra parte occorre

dire che si deve procedere con grande prudenza nel confronto tra valori per regioni

a struttura econom ica diversa e che risultano dalla considerazione di aspetti assai

eterogenei.

L ’entità e la struttura dei consum i fam iliari sono indici più sicuri di quelli m onetari

per accertare le diversità regionali del tenore di vita e le condizioni econom iche.

O rbene, da u n ’indagine del «C entro di cultura e docum entazione» è risultato che i

consum i pro capite di generi alim entari prim ari sono nettam ente inferiori alla media

italiana. C osì il consum o delle carni, che nel 1955 era di 22 kg. pro capite per tutta

l’Italia, giungeva in Sardegna a soli 17 kg., costituiti in gran parte da carni poco

pregiate, equine e soprattutto ovine in relazione con la prevalente econom ia agro-

pastorale d ell’isola. Inoltre è eccezionalm ente basso il consum o dei prodotti ittici

in rapporto con la tradizionale ritrosia dei Sardi per il m are e con la deficiente organizzazione

della conservazione e distribuzione del prodotto. A d appena m età della

m edia nazionale ascendono i consum i pro capite dei grassi anim ali e perfino dei latticini

e dei form aggi (2,23 contro 5,50 kg.) che però può dirsi non com prendere, per

difetti di rilevazione, una certa aliquota di auto-consum i dei piccoli produttori agricoli

e dei pastori. È noto infatti che per buona parte della popolazione l’alim entazione

si basa sul pane (che vi partecipa con una percentuale superiore alla m edia nazionale),

sui legum i e sui latticini: il ben noto gioddu, l’iogurth sardo, e i saporiti form aggi.

A n che per le bevande alcooliche e per i servizi dom estici (gas ed energia elettrica),

il sottoconsum o sardo rispetto alle m edie nazionali è assai netto. Si tenga conto,

però, che la situazione cam bia molto a seconda che si considerino i capoluoghi di

provincia e gli altri Com uni.

In com plesso si deve riconoscere che la popolazione sarda, m algrado dei progressi

sensibili che si sono verificati d all’anteguerra ad oggi nell’entità e nella struttura

dei consum i, con un continuo m iglioram ento della loro com posizione qualitativa

e della posizione delle due province di Sassari e di N ùoro, ha un livello di consum i ancora

basso sia in senso relativo che, soprattutto, in senso assoluto, in quanto la razione

alim entare m edia dei Sardi ha un tasso energetico che supera di poco le 2700 calorie

contro una razione norm ale di 3200. Q uesto dato risulta però dalla com binazione di

situazioni m olto diverse anche in fam iglie appartenenti alle stesse categorie m eno che

per gli assegnatari delle zone di bonifica la cui razione si aggira sulle 3000 calorie: tra

i contadini si passa dalle 3450 calorie giornaliere di A ggiu s alle 2600 di E lm a s; tra i

pastori dalle 3942 pure di A ggiu s alle 2207 di M eana m a valori m inim i im pressionanti

si raggiungono tra gli artigiani dove si scende a 2344 e perfino a 1670 calorie!

Ma la effettiva entità del livello di vita è data piuttosto dai consumi non alimentari

(consumo di energia elettrica, livello della motorizzazione, densità degli apparecchi radiotelevisivi,

spesa per tabacchi e spettacoli) per i quali la Sardegna ha posizioni assai

arretrate e in particolare la provincia di Nùoro occupa, insieme a Potenza, l’ultimo

posto con un indice di 34 (fatto uguale a 100 quello dell’Italia) contro 180 di Milano

e 166 di Roma. E da rilevare, però, che progressi sensibili sono stati fatti negli ultimi

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