Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

tempi: basti pensare che il consumo di energia elettrica per illuminazione e applicazioni

domestiche è passato dal 14,3% del totale nel 1948 al 2 1,1% del 1958 e al

27,4% del 1961, che il numero dei motocicli in circolazione è salito da 1588 a

55.100 nel 1961 e quello delle autovetture da 3723 a 33.819.

La limitata gamma dei consumi che fino a pochi anni or sono si offriva e in parte

ancor oggi si offre alla popolazione e la tradizionale parsimonia, spiegano la relativamente

elevata entità del risparmio: infatti se in senso assoluto essa è modesta

(12.000 lire per ab. all’anno contro 25.000 lire della media nazionale), non è trascurabile

in senso relativo, in quanto su 1000 lire di reddito prodotto se ne risparmiano

56 contro 87 del Piemonte.

Espressione del basso livello di vita com plessivo è la cattiva condizione delle abitazioni,

com provata dal fatto che l’apposita indagine eseguita sulle case rurali prim a

della guerra passata ha trovato che circa un quarto di esse doveva essere dem olito о

aveva necessità di grandi riparazioni. M a anche nelle città una parte non trascurabile

delle abitazioni era nelle stesse condizioni e, a parte i quartieri nuovi ricostruiti,

num erose sono quelle costituite dai sóttani, posti al piano terreno о negli scantinati,

parzialm ente sotto il livello delle strade, in cui alla com prensibile grave insalubrità

si aggiunge la deficienza dei servizi igienici e un deleterio sovraffollam ento. A

proposito di quest’ultim o fenom eno, si tenga presente che su 258.698 abitazioni cen ­

site nel 1951 in Sardegna, un terzo è stato riconosciuto affollato e un quarto sovraf-

follato, cioè con stanze occupate in m edia da più di due persone ciascuna!

L a povertà diffusa, il prevalere d ell’agricoltura e della pastorizia col conseguente

prem aturo avvio al lavoro di m olti ragazzi al di sotto dei io anni (almeno

un quinto dei quali sfugge all’obbligo scolastico), la scarsezza delle scuole e delle vie di

com unicazione, l’incuria si riflettono inevitabilm ente su ll’istruzione pubblica e prim a

di tutto sull’analfabetismo. D ifatti, il censim ento del 1951 ha trovato 241.000 analfabeti

о sem ianalfabeti, corrispondenti al 22% della popolazione di oltre 6 anni di età,

contro una m edia italiana del 12,9% . Pertanto, m algrado il notevole m iglioram ento v e ­

rificatosi rispetto al 1931, quando la percentuale degli analfabeti era ancora del 35,9%,

la situazione era ancora poco buona, specialm ente nella provincia di C agliari che aveva

ed ha la posizione peggiore in confronto di N ù oro e soprattutto di Sassari. O ggi le

cose sono indubbiam ente m igliorate e si afferm a che la percentuale degli analfabeti

è scesa alla m edia italiana, m a si deve considerare che alla rilevazione sfugge il notevole

contributo d ell’analfabetism o cosiddetto « di ritorno » e che nelle scuole elem entari

la percentuale dei ripetenti è forte ed è forte anche quella della dispersione degli

scolari che per oltre la m età non riescono a portare a term ine la scuola elem entare.

N on ci si deve quindi m eravigliare se l’analfabetism o effettivo è m olto più elevato

di quello indicato dai dati ufficiali e dalla stessa Inchiesta parlam entare sulla m iseria:

basterà dire che u n ’indagine eseguita pochi anni or sono dal M arotta su 14.000 giovani

di leva delle classi 1930-31 e 1932 ha trovato il 41,4% di analfabeti tra quelli

della provincia di N ùoro, il 40,6% tra quelli della provincia di C agliari e 32,5% tra

quelli della provincia di Sassari! L ’analfabetism o nelle sue diverse form e è dunque

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