Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

ancora notevole e ciò è grave anche perchè è nota la sua influenza sul livello mentale

medio.

Altra carenza si riscontra nell’istruzione tecnica, tecnico-professionale e scientifica,

mentre quella umanistica è la più seguita, segno forse di un’aspirazione da parte

delle masse rurali a evadere da un mondo tradizionale povero e angusto.

Sta di fatto che tra le scuole medie superiori predominano nettamente quelle

classiche, con 22 Licei ginnasi frequentati nel i960 da 5658 allievi mentre solo 5 sono

i Licei scientifici con 1333 allievi e 14 gli Istituti Magistrali con 4332 allievi. Per

contro solo 9 sono gli Istituti Tecnici commerciali e femminili con 4402 allievi e

per geometri con 2022 allievi, appena 2 gli Istituti Tecnici agrari con 792 allievi, 2

quelli industriali (tra cui l’Istituto minerario di Iglesias) con 1180 allievi, 3 i nautici,

con 543 allievi e 5 gli Istituti di istruzione artistica oltre al Conservatorio di musica

di Cagliari; infine solamente io sono le Scuole tecniche e professionali con 1954 allievi.

La netta prevalenza per gli indirizzi umanistici si rafforza negli studi superiori,

che si svolgono nelle due Università di Cagliari e di Sassari. La più antica è quella

di Sassari, istituita nel 1617 ma preceduta fino dal 1562 da uno «Studio generale»

dei Gesuiti, che ha 6 Facoltà ed è stata frequentata nel 1960-61 da 1368 studenti;

poco più recente (l’istituzione è del 1620), ma più importante, quella di Cagliari, articolata

su 9 Facoltà con 4380 studenti. Orbene, oltre i 4/5 degli studenti erano iscritti

alle Facoltà umanistiche e appena 327 a quella di Ingegneria e 466 a Medicina! Vero

è che numerosi sono i giovani sardi che preferiscono frequentare Università del Continente,

in particolare quelle di Roma, Pisa, Napoli e Torino ed è questo un gran

bene perchè permette loro di istruirsi e di formarsi in una società più vasta ed evoluta

di quella dell’angusto ambiente insulare che d’altra parte ha bisogno per il suo

progresso di un’osmosi continua con le correnti di pensiero e con i fermenti culturali

nazionali ed europei. Del resto, questa migrazione dei giovani studiosi verso i maggiori

centri culturali del Continente non è che la continuazione di un fenomeno

iniziatosi da gran tempo e cioè prima del secolo XVII, quando la Sardegna non aveva

ancora i suoi Istituti di alta cultura. In un primo tempo i giovani della classe agiata

vennero educati a Pisa e a Genova, poi, all’epoca del dominio spagnolo, a Salamanca,

Madrid e Valenza, pur continuando ancora ad affluire alle Università italiane, e

infine a Torino nel periodo dell’unione al Piemonte, sicché in complesso i contatti

con gli ambienti culturali italiani non sono mai venuti meno.

Quando poi si è detto che la Sardegna possiede due biblioteche pubbliche principali,

annesse alle due Università ed eroganti intorno a 4000 prestiti e che vi si pubblicano

due giornali quotidiani più diffusi insieme a due minori, alcuni settimanali

cattolici, due riviste letterarie mensili e tre meno importanti, senza contare alcune

pubblicazioni periodiche scientifiche a cura di Facoltà universitarie, avremo completato

il quadro culturale dell’isola che ha per fulcri le due maggiori città e che, senza

essere trascurabile, è certo suscettibile di ulteriore miglioramento.

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