Mori - 1966 - Sardegna

geonerd

Mori - 1966 - Sardegna

onia 17,7 per kmq.). Anche in questa regione i nuclei hanno in prevalenza carattere

agricolo, ma non mancano, in vicinanza del bacino carbonifero, quelli abitati in maggior

parte da minatori. L ’addensamento delle dimore si deve quindi al fatto che i primi

colonizzatori si trasferirono in questa regione a gruppi di famiglie, le quali, specie

nelle parti più vicine al litorale, si tennero aggruppate a miglior difesa dagli attacchi

dal mare; l’insediamento sparso, dapprima poco diffuso, si sviluppò solo quando

subentrò lungo le coste una maggior sicurezza.

Intorno ad Iglesias gli abitanti dei nuclei sono assai pochi, e ciò in quanto gli

addetti alle miniere risiedono in maggior parte nei centri di Iglesias, Monteponi e

negli altri, che sono vicinissimi ai luoghi di estrazione; solo piccoli gruppi vivono

in corrispondenza di stabilimenti, opifici, ecc., e sono considerati in questo caso come

abitanti sparsi, come già si è visto. I nuclei minerari sono invece più numerosi nei

comuni di Arbus e Gùspini, dove le miniere sono spesso distanti dai pochi centri

abitati sicché in vicinanza dei luoghi di lavoro sono sorti questi nuclei ciascuno dei

quali accoglie talvolta alcune centinaia di minatori.

Per il resto, si può dire che solo nel Campidano meridionale (comune di Cagliari

8,2), intorno a Oristano e in qualcuna delle isole minori la densità della

popolazione annucleata ha una certa importanza.

In tutta la rimanente parte della Sardegna, e si tratta almeno dei due terzi della

superficie, i nuclei mancano completamente, ove si eccettuino delle limitate zone del

tutto isolate.

Considerando la popolazione dei nuclei insieme con quella delle dimore sparse,

si ottiene per il 1951 la cifra di 88.260 ab., che rappresenta circa il 7% della popolazione

complessiva della Sardegna. E poiché nei censimenti precedenti la popolazione

residente nei nuclei era considerata come sparsa, la cifra sopra riportata

ci permette di fare un raffronto con la situazione degli ultimi decenni. Possiamo

rilevare che dal 1921 ad oggi la popolazione non accentrata ha avuto tendenza ad

aumentare con un ritmo più rapido di quello dell’intera popolazione dell’isola: così

nel periodo 1931-51 la popolazione residente fuori dei centri ha avuto un incremento

del 21% circa, fatto questo di notevole significato circa la possibilità che anche in

Sardegna possano vivere famiglie di contadini sparse per le campagne in dimore

isolate о in piccoli nuclei di carattere agricolo о minerario.

La grandissima maggioranza della popolazione sarda vive dunque in centri abitati

e soprattutto in villaggi: infatti gli abitanti dei centri erano 1.187.000 nel 1951, pari al

93% della popolazione complessiva, il che vuol dire che l’isola, fra tutte le regioni

italiane, presenta il più elevato grado di accentramento della popolazione poiché nella

Puglia e nella Sicilia esso é, sia pur di poco, inferiore, mentre in nessuna altra regione

la popolazione accentrata rappresenta oltre i nove decimi di quella complessiva.

La densità della popolazione accentrata varia relativamente poco nelle diverse

parti dell’isola e naturalmente nel senso che i valori meno alti si trovano nelle

regioni periferiche dove la popolazione sparsa e annucleata é più numerosa e che sono

state già indicate in precedenza. Le zone di maggior accentramento degli abitanti

17 — L e R e g io n i d ‘ I t a lia - S a rd e g n a .

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