Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

pecore, capre e buoi. Anche nel Sulcis la casa bicellulare è diffusa a costituire i

vecchi furriadróxius : qui i rustici, cui si possono aggiungere tettoie per riparo del

bestiame, sono spesso affiancati in modo da delimitare in parte uno spazio antistante

all’abitazione.

Altrove i due vani della casa bicellulare si sviluppano in profondità, sicché la

facciata è costituita da uno dei due lati più brevi. In tal caso, frequente nel Meilogu

e nella Planàrgia, sul retro della casa si trova spesso un piccolo cortile usato per ricovero

di qualche capo di bestiame e per disimpegno della dimora. La presenza di

questa corte retrostante è indubbiamente suggerita dalla preoccupazione di sottrarre

il più possibile la casa, e soprattutto la sua parte più intima, alla strada, ed è

elemento che si trova adeguatamente sviluppato nella casa a corte dei Campidani.

Infine, nell’ambito di ambienti con gli stessi caratteri economici, la casa bicellulare

si può sviluppare anche in altezza, presentando due vani sovrapposti; di essi,

nel caso più semplice, quello inferiore è la cucina e quello superiore la stanza da

letto {appusentu ’e supra о semplicemente « su ’e supra »), congiunti da una scala

interna di legno, oppure esterna ad unica rampa in pietra, come avviene nelle colline

deirOgliastra. Anche in questa varietà la presenza del cortile posteriore è quasi

costante.

Nell’Anglona, come adattamento della casa ad ambienti con spazio ristretto, si

osserva la trasformazione della dimora bicellulare in tricellulare con l’elevazione di

un vano sulla camera del piano terreno, in sostituzione della soffitta. La casa risulta

così costituita da due elementi giustapposti con tetto separato ed è per lo più fornita

di un cortile ove sono i rustici e talvolta l’orto.

Un adattamento particolare alle condizioni climatiche della casa a elementi giustapposti

è quello che si trova in Planàrgia dove questo, come altri tipi di case rurali

sviluppate in altezza, presenta un raddoppiamento del tetto determinato dalla necessità

di raccogliere il più possibile l’acqua piovana che viene convogliata nelle cisterne.

Tutto sommato, queste varietà di casa elementare sarda sono scarsamente dipendenti

dall’attività agricola e pastorale e sono soprattutto espressione da un lato dell’arcaicità

della vita familiare e sociale e dall’altro della semplicità dell’economia

rurale e zootecnica. Ma nelle parti ove l’agricoltura ha più lunghe tradizioni ed è

quindi più evoluta, la casa rurale assume struttura e aspetti più complessi con l’aumento

del numero e la differenziazione funzionale dei vani di abitazione nonché

con la maggiore importanza assunta dagli elementi rustici e dalla corte.

E proprio la corte, con i rustici che la limitano, a dare alle case sia isolate che

soprattutto nei paesi, un netto carattere di ruralità in quanto serve a soddisfare le

fondamentali esigenze della vita rurale con i magazzini per le derrate, con il loggiato

per il carro, col deposito della legna, con la stalla per qualche capo di bestiame. Ecco

perché la corte é elemento assai frequente nelle dimore di molte regioni dell’isola,

sia di pianura che di montagna, ma si sviluppa in modo particolare e predomina nettamente

nelle pianure e nelle medie colline della Sardegna centro-meridionale, con

fulcro nei Campidani e nel mondo collinare contiguo della Marmilla, della Tre-

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