Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

in questi complessi pastorali ci sono due pinnette, una dove risiede il pastore del

gregge con la famiglia e l’altra per il personale di servizio e la lavorazione del latte;

l’attività dura tutto l’anno, sicché l’insieme viene a formare un nucleo elementare

che testimonia la grande importanza che ha in Sardegna la vita pastorale.

Sono da ricordare le capanne rettangolari, costruite per lo più interamente in legno

ed erbe palustri, che si trovano in alcuni punti della costa e costituiscono dimore temporanee

di pescatori che frequentano gli stagni litoranei e talvolta il mare antistante.

Particolarmente notevoli sono le barraccas di grosse dimensioni che sorgono

in gruppo nel villaggio peschereccio di Marceddì ed anche nei pressi di Torre Grande,

la marina di Oristano, ove si appoggiano i pescatori di Cabras.

Tra le dimore temporanee sono infine da ricordare le cumbessias (dal latino

accumbo = riposare, giacere), о muristénes, rozze casette elementari disposte in

serie intorno a chiese e santuari per lo più lontani dai centri abitati e che sono mèta

di pellegrini (i novenantes) che vi si recano e più vi si recavano in occasione della

festa del Santo о di particolari solennità religiose. Questi complessi religiosi sono

frequenti e alcuni di essi assai notevoli: ricordiamo quelli di San Salvatore di Sinis

(presso Cabras), di San Leonardo delle Sette Fonti (presso Santu Lussurgiu),

San Serafino di Ghilarza, la Madonna del Rimedio presso Orosei, San Mauro di

Sórgono e tanti altri. Il loro interesse è tanto maggiore in quanto molti di questi

centri temporanei sono divenuti col tempo permanenti, portando così alla formazione

di nuovi centri abitati.

Evoluzione e caratteri dei centri abitati.

Perduta, come sappiamo, circa la metà dei suoi centri abitati durante il travagliato

e deprimente periodo aragonese-spagnolo, la Sardegna li è venuti via via

riacquistando a partire dal XVIII secolo col passaggio al Piemonte, allorché le mutate

condizioni politiche consentirono di dar principio all’opera di ricostruzione economica

e demografica. Il governo sabaudo, conscio della gravità del problema demografico

sardo, dette ben presto inizio per finalità di ordine economico e politico a

un programma di colonizzazione guidata, effettuata mediante il trasferimento nelle

parti periferiche dell’isola di nuclei di popolazione di varia origine, da far insediare

in centri nuovi: sorsero così Carloforte, costituita nel 1737 con elementi liguri nell’isola

di San Pietro, Calasetta, fondata da un gruppo di Piemontesi nel 1770, La

Maddalena nel 1767 nell’isola omonima; risorse Longonsardo nel 1808, chiamato

più tardi Santa Teresa di Gallura, insieme ad altri villaggi minori.

Risultati meno spettacolari, ma più consistenti dette in seguito il moto di colonizzazione

spontanea, iniziatosi lentamente, ma acceleratosi nel secolo scorso, che

portò al ripopolamento della Gallura, della Nurra e del Sulcis da parte di agricoltori

e pastori che addensandosi con i loro stazzi in cussorgie nel Nord e con furriadroxius

e medaus nel Sud dettero origine, in punti più propizi, a numerosi piccoli centri a

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