Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

zione, realizzata comunque da maestri d’arte continentali pisani e lombardi pur con

gli apporti della locale tradizione paleo-cristiana e bizantina e con una sua reattività

che come dice il Delogu, ha portato a manifestazioni di « un punto critico di fusione

delle correnti più disparate e quindi di un proprio distinto atteggiamento », non ha

avuto successivamente seguito, sicché la Sardegna spagnola e piemontese appare di

una pressoché totale e supina ricettività.

La vita sostanzialmente autonoma e l’economia chiusa praticate per secoli e secoli

dai Sardi, spiega il fatto che é mancata la possibilità di unificare la lingua, distinta

oltre che in tre parlate principali — nuorese, logudorese e campidanese — in numerosi

dialetti locali, come il sassarese, il gallurese, l’ogliastrino ed altri minori, talvolta

assai diversi l’uno dall’altro. E la mancanza di unità linguistica significa, com’é noto,

disformità di costumi, di società, di cultura, di vita politica, come per molto tempo

appunto é stato nell’isola e come in parte é tuttora con le conseguenze che ciò comporta,

compresa quella che i Sardi per bocca dello stesso Lussu avvertono: di sentirsi

cioè « una nazione mancata ».

D ’altra parte l’attaccamento alle tradizioni e le avversità ambientali spiegano la

tradizionale mancanza d’iniziativa e l’arcaicismo ancora perdurante in molte parti.

Ma il sentimento dell’onore e del dovere, il coraggio, la disciplina, la fedeltà alla

parola data, l’attaccamento alla famiglia ed ai più elevati valori morali, la religiosità

profondamente sentita, sono qualità ataviche positive presenti in larga misura nelle

genti sarde, che valgono a compensare gli aspetti meno favorevoli del carattere e che

costituiscono le premesse e le promesse per un avvenire migliore.

Il linguaggio.

11 sardo é, alla base, latino. Un parlare romanzo arcaico, con caratteristiche lessico-grammaticali

a sé rispetto agli altri di tutta la Romània, non presentando, a giudizio

di Max Leopold Wagner, una « stretta parentela » neppure coi dialetti italiani

: una autentica « lingua ». E invece una parentela coi dialetti del Meridione,

nel lessico per lo meno, é innegabile; specialmente il calabrese, a parte le numerose

voci comuni, denuncia molte identità di notevole importanza. Citiamo a caso:

postéri, « ufficiale postale », sogru-a, « suocero-a », surku, « solco », surdu, « sordo »,

tandu, « allora » (log. nuor. tando, sass. tandu), tronu, « tuono », vadu, « adito, passo »,

dolare, « disgrossare, levigare, polire il legname » (lat. dolare), mukku, « moccio »

mukkaturi, « fazzoletto » (nuor. mukkadore), tiana, « tegame » (log. nuor. tianu),

menza porta, « battente » (nuor. mesa porta, id.), ecc. Nella fonetica, il sardo ha in

comune con le regioni centro-meridionali e la Corsica l’antico sostrato delle articolazioni

cacuminali: nuor. ktßaddu (b spagnolo), sic. kavaddu. Con la Corsica le relazioni

sono più evidenti: senza voler risalire a tempi assai remoti quando esisteva.

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Le R e g io n i d'Italia - Sardegna.

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