Mori - 1966 - Sardegna

geonerd

Mori - 1966 - Sardegna

I nessi latini n (r, l) + j rimangono anch’essi intatti nel sardo (come nel còrso);

nel resto della Romània, invece, son fusi in un suono unico; da K A S T A N JA : log.

nuor. kastandza {dz = z dolce, come in zero), camp, kastanga ( = castangia), gali,

e còrso kastangia, di contro a it. castagna; da A R E A : log. ardzòla, nuor. arjola,

camp, argola, gali, argia, it. aia; da F IL IU : log. fidzu, bitt. ittsu, camp, fillu, gali, fiddolu,

it. figlio. I nessi cl, pi, bl, f i dei testi medievali sono continuati nei dialetti centrali,

del Màrghine, del Gocéano, della Planàrgia e del Campidano, ma col passaggio di

lar: kràe, « chiave », prona, frore, brundu, « biondo », log. gae, piana, fiore (come fossero

pi-ana, fi-ore). Altro fenomeno isolato nel sardo, se si escluda il rumeno, è la

labializzazione dei nessi QU- e G U -: da A Q U A: log. nuor. abba, sass. éba, gali.

éa (col dileguo del nesso), rum. apà, ital. acqaa, camp, aqua; da L IN G U A : log.

nuor. limba, rum. limbà, it. camp, lingua. In comune, invece, con la Corsica, l’Italia

meridionale, l’Africa e l’Iberia, il sardo ha il betacismo, il passaggio cioè da ъ> a b,

che già troviamo nelle iscrizioni latine dell’isola: bixit, betustus, bia, per vixit, vetustas,

via ; e oggi bostru, beru, ecc. ; e ripetiamo qui la caratteristica dei suoni cacuminali,

in comune con la Corsica, la Sicilia e l’Italia centro-meridionale, il -dd- (lat.

-LL-), nel sardo spesso anche -d-: banda, andare.

Anche sotto l’aspetto morfologico il sardo è il più conservativo dei linguaggi

romanzi, con la continuazione del plur. in -es, in -os e in -as (camp, in -s) e le forme

verbali in -s e -t. L ’articolo, che nella Romània (compresi sass. e gali.) è esito di IL L E ,

-A, nel sardo (come nel catalano delle Baleari) è esito di IPSE, -A : su, sa, sos, sas;

camp. plur. is (forma unica); forme miste son quelle di Urzulei (os, as) e di Baunei

(us, as). Le coniugazioni sono tre; -are, -ere, -ire (nel sardo antico, secondo il Wagner,

dovette esserci anche quella in -ere). Piuttosto conservativa la flessione temporale,

specialmente nel près, e impft, indicativo dei dialetti centrali e, in genere, del près,

e impft, congiuntivo: nuor. amdbo, amabas, -at, amus, -azes, ^ant; ancora dell’uso

un autentico impft, cong. nel tipo timére, timbres, -et, -emus, -edes, -ent. Ma le innovazioni

non sono meno notevoli del conservativismo negli stessi dialetti centrali, sia

nella morfologia che nella sintassi, soprattutto nelle città e presso la borghesia che

subiscono l’influsso dell’italiano. Da segnalare il costrutto dell’imperativo negativo

col cong. près., in aderenza a quello latino meno frequente del cong. pft. : nuor. no(n)

fak(k)as, « non fare » = ne facias (fecéris).

Cinque sono le varietà dialettali in cui quasi tutti i linguisti suddividono il sardo:

logudorese, gruppi centrali, campidanese, sassarese e gallurese, dopo che Pier Enea

Guarnerio distinse il dialetto di Sassari da quello della Gallura, per quanto ancora

si discuta sul reale posto da assegnare a questi due, che alcuni ricollegano meglio al

còrso e all’italiano; il che è vero solo in parte, più riguardo alla flessione nominale

e verbale che non per la fonetica e il lessico i quali sotto molti aspetti sono sardi.

Certo, il sassarese e il gallurese son di orgine seriore rispetto al logudorese e al campidanese,

unici volgari usati nei testi medievali dell’isola, gli altri due essendosi costituiti

per flussi migratori di còrsi, pisani e genovesi. Lo storico sassarese Pasquale

Tola afferma che fino agli ultimi del ’700 le classi elevate di Sassari «usarono inva-

310

More magazines by this user