Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

iabilmente nel conversare domestico il sardo logudorese » ; non usavano, cioè, il dialetto

della città ch’era plebeo e, quindi, parlato dal popolo. Sta di fatto che gli Statuti

di quella repubblica (1316) furono redatti in latino e volti subito dopo in logudorese;

e nello stesso volgare è la redazione degli Statuti di Castel Sardo (1336 ca.), allora

chiamato Castel Genovese, piccolo centro dell’Anglona, di quella zona che oggi è

linguisticamente grigia perchè oscillante fra gallurese e sassarese: solo fra ’700 e ’800

cominciarono a venir usati per iscritto i dialetti di Sassari e della Gallura. Ai cinque

gruppi fondamentali sono da aggiungersi due isole linguistiche, una delle quali straniera:

il catalano, parlato in Alghero in seguito al ripopolamento della città distrutta

negli abitanti, con elementi catalani e aragonesi, per volontà del re Pietro IV (1354);

e il genovese, parlato a Carloforte (isola San Pietro) e a Calasetta (isola Sant’Antioco) :

un genovese del ’500, che un gruppo di coloni liguri portava in San Pietro da Tabarca

(Tunisia) nel 1737, destinativi dal re Carlo Emanuele III dopo l’affrancamento dalla

schiavitù del bey di Tunisi: nasceva così Carloforte.

Il sassarese è parlato a Sassari, Porto Torres, Sorso e Stintino: una zona segnata

da una linea di demarcazione che, partendo all’incirca da Capo Caccia, passa a sud

di Sassari, per risalire poi diretta fino al mare. Qui inizia quella che s’è detta zona

grigia dell’Anglona, con Castel Sardo e Sédini; Sénnori è un isolotto logudorese con

qualche strano esito sassarese: sos feminos (sass. li femmini). Il dialetto di Sassari è

un ibrido linguaggio di tipo toscano e còrso, non senza elementi genovesi. Si differenzia

dagli altri dialetti dell’isola per alcune particolarità fonetiche, fra cui la già

detta distinzione delle vocali toniche e la fusione dei nessi n (r, l) + j, mentre ha in

comune col logudorese settentrionale lo speciale trattamento di l (r, s) + cons. : al’ga,

« alga », balka, « barca », ilkina, « schiena » (log. com. iskina), suoni astrusi per chi non

è del luogo, più di tutti s + t ; isthraura, « disastro » (log. disastru).

Il gallurese abbraccia l’area estrema nordest dell’isola, partendo a ovest della foce

del Coghinas con una linea che scende verso l’interno tagliando quel fiume poco più

a nord del lago omonimo, prosegue lungo le propaggini meridionali del Limbara,

risale fino a sud di Telti, per precipitare, includendo Berchiddeddu, verso la costa

orientale fino a San Teodoro, a nord del fiume Posada. Centro principale Tempio,

è parlato ad Aggius, a Calangianus, Bortigiadas, Luogosanto, Santa Teresa di Gallura,

Arzachena, Nuchis, ecc. ; a Luras e Olbia, centri geograficamente galluresi, si

parla un dialetto logudorese con immistioni galluresi e sassaresi. Il gallurese, alla

base còrso meridionale ma con forti influenze lessicali sarde, si ricollega al sardo per

alcune particolarità fonetiche di cui s’è già detto: conservazione delle vocali toniche,

delle consonanti p, k, t intervocaliche, dei nessi n (r, l) + j, per i suoni cacuminali e

per il passaggio, come in una delle varianti del logudorese, di Í a r .■ moltu, per mortu.

Le tre linee di demarcazione del sassarese, dell’Anglona, del gallurese, segnano

l’estremo confine settentrionale del dialetto logudorese, la cui espansione abbracciava,

fino a quando i più recenti risultati glottologici non l’hanno separata, la pur

vasta area dei dialetti centrali che hanno caratteristiche loro proprie. I confini del

logudorese, dunque, sono segnati da una linea che, partendo all’incirca da Santa

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