Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

Caterina Pittinuri sulla costa occidentale poco più a sud di Cùglieri, punta decisamente

alla stazione ferroviaria del Tirso sulla complementare, includendo Bòro re e

Noragùgume da un lato, Macomèr, Bortigali, Silanus, Lei e Bolòtana dall’altro: i

primi due centri, erroneamente assegnati dal Bottiglioni, insieme con Cùglieri, a una

cosiddetta zona inesplorata che comprendeva anche Oristano; gli altri, dallo stesso

Bottiglioni assegnati ai dialetti del Nuorese, mentre sono affatto logudoresi; la linea

di confine risale quindi a ritroso del fiume Tirso includendovelo, per ricongiungersi,

a nord del fiume Posada, con l’estremo lembo d’influenza gallurese. Fra i numerosi

centri logudoresi, soprattutto importanti sono Oziéri, Bonòrva, Ploaghe, Bosa, Pozzomaggiore,

Thiési, Mores, Pattada, Bono, ecc. Il logudorese è il dialetto fondamentale

della Sardegna : gli altri ne sono più о meno sensibili oscillazioni ; con esso si identifica

la tradizione letteraria dialettale isolana.

Il logudorese, per omogeneo che possa apparire, si distingue in comune о periferico

e in settentrionale (per il Wagner, il nuorese costituisce un terza variante),

che fra loro presentano caratteristiche diverse, soprattutto fonetiche (quasi ogni

paese, in Sardegna, in tal senso si differenzia dagli altri). Il logudorese settentrionale

ha la palatalizzazione di tipo italiano {pienu, piùs ; log. com. prenu, prus) e lo speciale

trattamento di l (r, s) + cons.; inoltre, un notevole numero di voci d’origine continentale.

In genere i dialetti logudoresi si distinguono dagli altri dialetti sardi per la

lenizione delle consonanti p, k, t intervocaliche (pagu, ѢіЬеге, « pepe », andaSu ; dial,

centr. pak{k)u, pipere, bitt. andatu), in questo simili al campidanese, e per il dileguo

delle intervocaliche sonore: da N IG E L L U , nieddu (dial, centr. nigeddu); da C R E ­

D ERE, krère (dial, centr. krèàere).

I dialetti centrali costituiscono un gruppo lessicalmente compatto, ma con sensibili

differenze fonetiche fra nuorese, bittese e dialetti delle Barbàgie. Il nuorese

propriamente detto parte da Orotelli, zona grigia fra nuorese e barbaricino (con

qualche spunto logudorese), con una linea che giunge al corso del fiume Oliena e

sbocca sul mare di Orosei. E parlato nel capoluogo e nelle specifiche varianti più

arcaiche di Bitti, Orune e Lula; da escludersi i centri del Gocéano, localmente detto

« Sa Costèra » (Bono, Burgos, Benetutti, Nule, Anèla, Bóttida, ecc.), erroneamente

compresi nell’area dal Bottiglioni, mentre sono tipici logudoresi. I dialetti barbaricini

si estendono in un’ampia zona la cui linea originaria, partendo da Orotelli, prosegue

verso sud e a oriente del Tirso fino alla catena del Gennargentu, inclusa in tutta

la sua lunghezza, per finire sulla costa orientale a nord di Tortoli. Essi differiscono

profondamente dal logudorese, sia per la fonetica sia per il lessico più arcaizzanti.

Il logudorese è linguaggio dolce, raffinato, si direbbe più consentaneo alla sensibilità

della donna che alla natura dell’uomo, quasi fosse scarsamente virile ; mentre l’eloquio

nuorese e barbaricino è duro e martellato, di una rocciosità inalterata da secoli: eco

schietta di una romanità morta e viva. Non per nulla i bittesi si fanno un vanto della

loro origine :

SOS bittikesos de sàmbene romanu

non si la lassan cussa balentia.

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