Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

Un mondo sconosciuto alla poesia sarda logudorese, in questo quadretto che ha

una rustica forza dantesca.

A codesta tradizione si riallaccia in parte il più grande poeta dialettale sardo del

nostro tempo: Antioco Casúla, noto con lo pseudonimo di Montanaro (1878-1957),

di fama ormai nazionale, accostato a Meli, Belli, Porta, Pascarella, Di Giacomo, Trilussa.

Tuttavia non possiamo sottacere il carattere in parte letterario della sua produzione

{Boghes de Barbagia, Càntigos d’Ennargentu, Sos càntigos de sa solitudine,

Sa làntia (La lampada), per un dialetto che vuol essere (ed è sostanzialmente) logudorese,

ma che l’origine barbaricina del poeta di Désulo palesa come una contaminatio

sovrastrutturale locale e, perciò, ancora una volta aulico non meno di quello

della tradizione. Il Casula ondeggia fra gl’impulsi che gli venivano dal popolo attraverso

il gruppo nuorese e le suggestioni di una cultura regionale e nazionale, dal

Pisurzi al Mossa, dal Leopardi al D ’Annunzio, al Satta, alla Deledda; donde in lui

quel fare oratorio e tribunizio, la retorica del dovere e quella sociale, la ridondanza

della parola e dell’immagine, che gli hanno impedito un’ispirazione unitaria, sul

piano, poniamo, di quel felicissimo momento lirico che è Est una notte ’e luna, di cui

riproduciamo la strofa centrale, stupenda:

« Hat piòpidu tantu / tottu sa die. Pariat sa terra / in s’adde e in sa serra, / tra sos fenos

siccados, / bestida de antighissimu piantu » : « Ha piovuto tanto / tutto il giorno. Pareva la terra / a

valle e sui monti, / tra i fieni disseccati, / vestita d’antichissimo pianto ».

Accenneremo, per chiudere, alla poesia popolare dei muttos (mottetti) e delle

battorinas (quartine). I componimenti più tipici sono i muttos, forzato connubio di

due terzine settenarie, legate dalla ripetizione, fra la prima e la seconda, del verso

d’apertura, a guisa di ritornello, ma in sostanza prive di un nesso logico. Ne diamo

qualche esemplificazione :

Sas monzas de Paúle,

falan a passizare

a su cumbentu nou.

Sas monzas de Paúle...

Su coro meu e tou

los han a interrare

tott’in d’unu baùle

(Le suore di Paule / scendono a passeggiare / al nuovo convento. //Le suore di Paule... // Il

mio cuore e il tuo / li porranno sotterra / entrambi in una bara);

Settantaduos rios

falan dae Monte Santu

pro abbare sos laores.

Settantaduos rios...

Poveros ojos mios,

distruttos in piantu

pro unu farzu amore

(Settantadue fiumi / scendon dal Monte Santo / a irrigare i seminati. // Settantadue fiumi... //

Poveri occhi miei, / distrutti in pianto / per un falso amore).

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