Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

occhi del sardo, chiunque non fosse del suo paese e spesso di quella sorta di clan che

è in Sardegna il vicinato.

Vi è inoltre da notare l’usanza, dovuta forse a ragioni di isolamento о a tracce

di un periodo precristiano, che permane ancora in qualche zona, di una lunga

convivenza dei fidanzati, more uxorio, prima del matrimonio, all’infuori di ogni

diritto positivo e di ogni norma morale e religiosa, senza che la società trovi niente

da riprovare.

In ogni caso la solenne promessa scambiata dai fidanzati (camp, su fueddu = lett.

la parola) impegna talmente a fondo che, nonostante l’evidente scadimento di taluni

valori tradizionali, è ben raro il caso che essa non venga mantenuta.

Una interessantissima maniera di amoreggiare, scomparsa dopo il primo dopoguerra,

è quella detta con parola cagliaritana fastiggiu, parola che riporta chiaramente

ad area catalano-castigliana. L ’usanza voleva la donna al balcone fiorito e lui, da

basso, nella via. Era, questo, uno degli aspetti più caratteristici della vecchia Cagliari,

insieme con la figura del paralimpiu (paraninfo) e di donne che, sul tipo della casamentera

spagnola, si incaricavano di combinare matrimoni.

Tra le forme più singolari del fidanzamento è il tipico rito della fidanzata nascosta,

che trova in Gallura la sua migliore espressione con la pricunta : questa è, in sostanza,

un dialogo fra il pretendente ed i familiari della ragazza, simboleggiata in una bianca

agnella che il giovane dice di aver smarrito e che ritroverà fra le fanciulle che gli

vengono mostrate.

Con la celebrazione del fidanzamento ufficiale, la società può ritenersi soddisfatta

e quello che avverrà fra questo momento e le nozze è solo affare personale dei due.

Quando l’atteso giorno è prossimo, ecco su portu de su beni : il corteo lento dei

plaustri trainati dai bovi e preceduti dai suonatori di launeddas che trasporta il corredo

della sposa alla nuova casa. Spesso il corteo è chiuso dalla madre della ragazza,

che porta sul capo una cesta con la camicia nuziale, о una lucerna d’argilla ed un

orciolo d’olio (Gùspini, Villacidro ecc.). Gli ultimi tragici decenni hanno però tolto

molto al fasto di questa cerimonia che era una delle più pittoresche della vita isolana.

Tra le diverse usanze collegate con la giornata delle nozze, ricordiamo il costume,

ora proprio soltanto della Gallura, della corsa della rocca : una conocchia, cioè, ornata

da cinque nastri di diversi colori, contesa tra i cavalieri che rappresentano lo sposo

e quelli che rappresentano la sposa; indice questo, forse, di un rito propiziatorio nel

quale la conocchia sostituisce l’animale sacro, о forse simbolo di antiche contese di

età feudale per la conquista della donna, simboleggiata nella rocca.

Mentre il folklore prende la sua rivincita fuori della chiesa con lanci propiziatori,

spari, danze e scherzi, in chiesa tutto si svolge senza particolari caratteristici.

Nei villaggi e nelle campagne della Sardegna, la morte è fatto sociale oltre che

materiale. Annunziata spesso da segni premonitori, come is toccus (bussi alla porta)

del santo aragonese Pasquale Baylon о dal rodere dei tarli, s'arrelloggiu de sa morti

( = l’orologio della morte), essa raggiunge il momento più impressionante e drammatico

nel lamento funebre delle attitadoras.

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