Mori - 1966 - Sardegna

geonerd

Mori - 1966 - Sardegna

Il lamento funebre ebbe in Sardegna area regionale e, secondo autorevoli testimonianze,

esso fu praticato sino a tempi relativamente recenti, persino nella stessa

Cagliari. Oggi l’attitidu è limitato alla zona montana centrale ed a non molte altre

località: si tratta di una lamentazione in cui si ritrova sovente la caratteristica originaria

di canto che incita alla vendetta di un assassinio.

Le tradizioni conviviali funerarie, di cui erano testimonianza Vaccunnortu e l’imbòrrida,

le cene che venivano offerte e ricambiate dai parenti del morto, sono praticamente

in disuso, mentre più tenace si mantiene il cerimoniale (su cumpriu) ed il

rituale del lutto nelle varie forme, come il periodo nel quale i parenti del defunto,

specie le donne, non escono di casa, il tipo particolare dell'abito, l’usanza per gli

uomini di non tagliarsi i capelli e di non radersi per un certo tempo, ecc. Per la

vedova, poi, il lutto non ha, addirittura fine. Anche la casa dove è passata la morte

ne porta i segni per mesi: finestre chiuse, imposte serrate, spesso specchi velati di

nero, i fiori esclusi о posti sotto al ritratto del morto. E una lunga, dolente prigionia,

dura norma di una società estremamente tradizionalista.

Il ciclo dell’anno.

La società sarda ha le sue basi fondamentali nel ciclo agrario. Agricoltura e pastorizia,

spesso in contrasto fra loro, sono, e più lo sono stati, i due poli della vita rurale

sarda. Perciò appaiono ben evidenti in Sardegna il collimare di feste e stagioni, di

periodi di lavoro о di riposo collegati con l’agricoltura e le ragioni delle feste cicliche.

I riti di eliminazione e di propiziazione mostrano più evidenti i loro sensi primitivi

ed i loro motivi e sono perfino riscontrabili tracce del sacrificio umano.

In primo luogo, notiamo un fatto di straordinaria importanza, documentato dalle

più antiche testimonianze del volgare sardo, dalla Carta de Logu e dalle denominazioni

ancora in uso : la grande differenza tra il calendario sardo ed il tipo di calendario

più diffuso nel mondo occidentale. Per i Sardi l’anno non comincia a gennaio, ma a

settembre, e, su dodici mesi, sette, in molta parte dell’Isola, hanno nomi particolari.

L ’inizio dell’anno in settembre è tradizione antica e il nome di capudanni (caput anni)

è da collegare forse alla tradizione bizantina per cui l’anno ecclesiastico iniziava proprio

con il primo di settembre. Ottobre è detto mesi de ladamini (mese del letame),

Santu Aine (San Gavino) о anche Santu Sadurru, cioè San Saturno, che fu un martire

cagliaritano e la cui festa si celebra il 30 di ottobre. Novembre è detto Dognassantu,

mese de sos mortos (mese di tutti i Santi о dei morti) ed infine Santu Andria

(Sant’Andrea) ; dicembre è detto variamente Nudale, mese de Paschixedda (diminut.

di pascha) о mes’e Idas (mese degli Idi, secondo il Meyer Lubke); giugno ha il singolare

nome di Lamparas, ricollegato dal romanista Max Leopold Wagner ad una

festività sacra a Cerere e poi al Battista; luglio, infine, è detto treulas о mesi de

urgiólas (treulai = trebbiare; argiola ~ aia).

325

More magazines by this user