Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

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mente ecc., sia dal punto di vista della storia delle manifestazioni culturali come da

quello dell’arte popolare.

Non è difficile, d’altra parte, osservare come la decorazione dei pani per la festa

si inquadri nel medesimo clima decorativo e riproduca spesso elementi del tutto simili

ai bronzetti nuragici. E probabile quindi che il medesimo gusto, tramandato dalla

tradizione, accomuni pani e dolci festivi ed ex-voLü nuragici, poiché gli uni e gli

altri non sono che forme e stadi complementari nella storia delle offerte rituali.

La famiglia, il lavoro, la vita sociale.

Si è affacciata l’ipotesi che il matriarcato possa essere stato alla base delle manifestazioni

più remote dello stadio tribale dei Sardi, ma, per quello che finora è storicamente

sicuro, il più saldo istituto della società isolana è il patriarcato ed il posto

della donna è fondamentalmente di secondo piano.

Nella famiglia sarda legislatore sommo, о meglio sommo interprete della legge

che la tradizione ha deposto nelle sue mani, è il padre: il diritto positivo poco conta;

solo il padre è fonte del vero diritto ed in lui si risolve l’aspirazione dell’identità tra

morale e legge. A lui è dovuto ogni segno di rispetto e somma obbedienza, la sua

maledizione è terribile, le sue decisioni non hanno possibilità d’appello.

Base della famiglia è l’onore, inteso nel modo più rigido: per la sposa infedele,

per il seduttore, per gli adulteri, l’unica soluzione è la morte. Dopo la famiglia in

senso stretto, molto sentiti sono il vincolo del parentado e l’appartenenza ad un

bixinau (vicinato). Materialmente il vicinato è un insieme di case topograficamente

contigue; socialmente, esso è l’esito storico della tribù, del clan, di un insieme di rapporti

umani strutturati tradizionalmente, dal quale si è condizionati e del quale si

è giudici.

Contadini e pastori costituiscono, e soprattutto hanno costituito, i due pilastri

essenziali della vita sarda, e nelle loro costumanze è riconoscibile qualcosa di estremamente

remoto: lo strato demologico più prossimo alle culture primitive. Tra i

contadini, anche se ormai sempre meno, è ancora presente il tipo di aratro più antico

che oggi si conosca, l’aratrum simplex, e cioè l’aratro monoblocco, esclusivamente

di legno, dal lungo timone; l’aratura presentava, e tuttora spesso presenta, la caratteristica

di essere fatta da bovi uniti in coppia da un pesante giogo. Tra i contadini

sopravvive ancora un tipo di carro trainato ugualmente da bovi, del quale permane

ancora qualche rarissimo esempio, a ruote piene, espressione di quegli stadi seriori

dell’etnos sardo ai quali appartiene la familiare macina, mossa da un asinelio bendato.

Questo tipo di macina (sa mola, da cui su molenti, l’asinelio che la mette in moto),

che utilizza spesso palmenti di pietra vulcanica, aveva fino ai primi di questo secolo

area pansarda e con essa avevano area pansarda i vari tipi di forno domestico. Forni

e macina sono oggi quasi affatto scomparsi.

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