Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

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Fot. Morl

Carro a buoi a ruote piene

ancora frequente nelle zone basaltiche.

Il carro è anche l’elemento caratteristico della famiglia e del mito: la morte, infatti,

è spesso concepita come qualcuno che trasporta un pesante plaustro, e un plaustro

è su carru de N annui (il carro di Nannai), che tuona tra le tempeste.

La sella sarda ripete ancora motivi assai diversi da quelli del più comune tipo

europeo, come pure son fuori dall’uso moderno la singolare briglia isolana, lo sperone

dalla rotella con le punte acuminatissime, la staffatura lunghissima e la staffa imponente.

Tipici poi del sardo sono il montare a sa nua, cioè senza sella nè speroni, e la

domatura dell’animale, che è uno spettacolo veramente selvaggio.

I pastori sono l’altro polo del mondo popolare sardo. Il mondo dei pastori è

quanto mai chiuso ed arduo da penetrare, espressione di individualità e quasi di

anarchia. Il pastore è tanto nomade quanto è attaccato alla terra il contadino. Nemico

dell’albero che gli ruba il pascolo, solitario e sempre sul chi vive, il pastore è in

potenza un fuori-legge, о meglio uno che non ha fiducia che nella sua legge.

Da tutte queste constatazioni scaturisce inevitabile una considerazione di ordine

etnologico, e cioè che alla base della tradizione popolare isolana stanno le testimonianze

di una cultura pastorale radicata e diffusa. E a questa cultura che, quasi certamente,

s’hanno da far risalire talune tra le manifestazioni più singolari del folklore,

quale il riscaldamento del latte a mezzo di sassi roventi (usato ancora nei primi

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