Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

supersedentibus pestem facit ». Estremamente interessante è la terapia dei morsicati

dall’arnia. I casi sono tre: che la bestia sia zitella, che sia coniugata, che sia vedova.

In genere, per la puntura dell’argia zitella, si balla intorno al paziente, per quella dell’argia

coniugata si canta e per quella dell’argia vedova si piange nella forma dell’aititidu.

Il rito dura ininterrotto fino al miglioramento del paziente (in genere, circa

tre giorni), il quale talvolta è posto sul letto, talvolta in un forno caldo e non di rado

è sottoposto ad una forma di incubazione о alla propagginazione in un letamaio.

Oltre alla terapia, esistono anche degli scongiuri che costituiscono una specie

di profilassi contro la puntura dell’argia (con questo e con nomi somiglianti si indicano

in Sardegna due animali diversi: il Latrodectus tredecim guttatus, un ragno, dalla

puntura fortemente tossica, e la Mutilla calva, una sorta di modesta formica, la cui

puntura è ben lontana dal produrre gli effetti derivanti, invece, da quella del Latrodectus.

Riguardo al folklore della natura, il campo è ancora quasi inesplorato; si è tentati

di credere che, alla base delle credenze sugli elementi naturali, sia insito un

culto primitivo del fuoco. Di questo, oltre le testimonianze che si possono intravedere

nei diversi riti collegati con la notte di San Giovanni, con le leggende di

Sant’Antonio Abate ed altre ancora, è traccia, forse, anche nelle danze in tondo, al

centro delle quali era il fuoco e modellate, probabilmente, sulla forma circolare che

assumono le combustioni delle cataste di legno e delle stoppie.

Residuo dell’antico culto del fuoco è anche il carattere di sacrilegio che assume

l’orinare sulla brace e l’orrore che quel gesto suscita quando, in campagna, lo compie

un ubriaco о un ignaro.

Notevole è, inoltre, il modo di produrre il fuoco nelle campagne, modo che è rivelatore

delle tracce del più antico etnos sardo: esso consiste nella rotazione di un ramo

d’asfodelo appuntito alle estremità e posto traversalmente dentro le due cavità intagliate

di altri due rami verticalmente a terra: il ramo trasversale è messo in movimento

da una cordicella ed il forte attrito generato, se le condizioni atmosferiche

sono favorevoli, fa scaturire il fuoco alle due estremità. I Sardi attribuiscono qualità

straordinarie al fuoco così generato; a Nuxis, ad esempio, si crede che un incendio

generato in un bosco da esso non possa essere domato prima di nove giorni, ed è

chiaro, in questo numero nove, il sottofondo magico che sta alla base di questa tradizione.

Molteplici, come si era detto e come ci siamo sforzati di dimostrare, sono gli

elementi che costituiscono il mondo popolare isolano, molteplici, ma legati sostanzialmente

da quel denominatore comune che è la visione sarda del mondo che perdura

e si perpetua, anche se nuovi contatti e nuove esigenze vanno riducendo sempre più

о addirittura cancellando gli aspetti più appariscenti e singolari della Sardegna

tradizionale.

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