Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

Riportato a comuni denominatori, nelle sue linee essenziali, l’abbigliamento

maschile consta della biancheria, costituita dalla camicia (camisa) e dalle brache,

generalmente di tela di lino. Sulle brache è il gonnellino (ragas) al quale si accennava

dianzi.

L ’abito, caratterizzato variamente a seconda del luogo, della classe sociale, dell’età

ecc., si compone di una sorta di giustacuore con maniche (corittu) e di un giubbetto

in cuoio conciato senza maniche (collettu). Il soprabito varia dalla forma elementarissima

del sacca de coberri al raffinato sereniccu, forse di origine dalmatica, delle

zone costiere meridionali. Comune a tutta l’Italia, la mastrucca — la parola però è

sconosciuta nei linguaggi sardi e deriva, come è noto, dalla tradizione letteraria

classica — detta localmente besti ’e peddi, una sorta di soprabito ottenuto con pelli

di pecore intonse. Questo indumento, tipico delle culture pastorali, viene usato in Sardegna

col vello rivolto all’interno о all’esterno, a seconda della stagione. Già Eliano,

riprendendo Ninfodoro, ricorda quest’uso dei Sardi.

La calzatura comprende uose di panno nero alte sino ai ginocchi (burzighins).

Le scarpe erano una volta di primitiva fattura locale, talvolta confezionate di pelli

particolari (verro, cinghiale). Esse, oggi, sono esemplate sulla produzione industriale,

anche se di fattura artigiana. Nelle zone delle lagune costiere, sino a qualche

decennio fa, gli uomini usavano andare del tutto scalzi.

Elementi base dell’abbigliamento femminile sono una camicia bianca di lino,

più о meno ricca, sulla quale si portano il breve busto (cossu dal cat. cos) e una sorta

di piccolo giubbone (gipponi). La gonna sempre ampia, plissata e ornata di balza

(gunnedda ’e poia) è protetta da un grembiule più о meno grande e più о meno ornato,

chiamato variamente deventali, frascadrogia, falda, ecc.

Il capo è coperto in vario modo. Infatti ora è ricoperto da un lino panneggiato

о da mantiglie ricamate di tipo ispanico, ora da fazzoletti di lino о seta e talvolta sul

copricapo è rivoltata la parte posteriore della gonna, all’uso maltese. Calze e scarpe,

nei pochi luoghi dove si mantengono fedeli alla tradizione, riportano ad esemplari

di sapore settecentesco.

L ’artigianato tradizionale.

Un posto di primo piano nell’arte popolare isolana, come in quella di tutte le

zone fortemente conservative, ha il telaio. Un tempo esso era soprattutto importante

per la produzione del tessuto più fine nell’abbigliamento popolare: il cosiddetto

orbace о forési. Era questo un panno di grossa lana bianca non privato del tutto delle

sostanze grasse del vello, che veniva successivamente tinto in nero e impiegato specialmente

per indumenti da portare come soprabiti. Le sue qualità merceologiche

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