Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

F o t . C i g a n o v i c

Elaborati dolciumi nuoresi.

di prim’ordine, quali il forte grado di impermeabilità, la grande resistenza della

fibra agli sforzi di torsione e di trazione, il forte potere di isolamento termico ne facevano

un tessuto di grande bontà.

L ’etimologia dell’italiano antico albagia, derivato a sua volta dall’arabo al-baz

farebbero pensare che questo prodotto si sia standardizzato intorno ai secoli XI-XIII,

e cioè in periodo di prevalenza pisano-genovese.

Le stoffe (orbace), i tappeti, le bisacce, le trine e le tele ricamate, i cestini di

fibra vegetale, il legno e il corno intagliato, il cuoio impresso e la ceramica, i metalli

lavorati nelle fogge più varie, dal ferro battuto all’oro in filigrana, sono tra le manifestazioni

più notevoli del folklore. Di massimo interesse soprattutto i tappeti.

Ricorderemo però che in Sardegna con la parola tappeta si indica un tessuto ornato

che serve a coprire cassoni e pareti. Il definire tappeti quelli che noi diremmo

arazzi о bancali, deriva dallo spagnolo, dove tapiz indica appunto l’arazzo e non il

tappeto (detto invece alfombra).

Siamo privi di documenti per quanto riguarda la storia del tappeto sardo, ma non

è improbabile che un buon contributo ad essa possa esser dato da un esame dei molti

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