Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

Ogni nuraghe costituiva comunque il centro di un nucleo economico e sociale,

tanto è vero che per lo più vi si formarono intorno piccoli gruppi di capanne circolari

con base di pietra e copertura di frasche, abitate da pastori e agricoltori. Successivamente,

nella fase protostorica della civiltà nuragica, cioè in quella posteriore

al looo, numerosi indizi fanno ritenere che sia avvenuto un notevole perfezionamento

in tutte le forme culturali, coincidente con l’evoluzione dello stato sociale.

Conquista importante di quell’epoca che è il nuragico pieno (800-500 a. G.), in

sincronismo con le culture del ferro sul vicino continente, fu Г agglomeramento

umano in villaggi, costituenti i primi centri abitati costruiti dalle genti sarde. Ciò

è dimostrato dal gran numero di questi villaggi fino ad oggi trovati, almeno una

cinquantina, formati tutti da parecchie decine di capanne (70-100 per lo più), .con

la base in muro a secco e tetto conico di pali e frasche, raggruppate intorno a un’area

comune di disimpegno, la piazza, protetta dal nuraghe sovrastante e con vicino la

cosiddetta tomba del gigante. Era questo un grande sepolcreto collettivo, formato da

una camera allungata, costruita con pareti e copertura di lastroni rafforzate esternamente

da altre lastre volgenti ad abside nella parte posteriore, coperta da una

volta ad aggetto: la camera ha un portale d’ingresso posto al centro di un emiciclo

о esedra scoperta destinata alle riunioni. Di tali tombe dei giganti sono stati trovati

150 esemplari, posti soprattutto sugli altopiani centrali.

I villaggi nuragici sono stati trovati in molte parti dell’isola, ma sono più frequenti

intorno al Gennargentu, al Golfo di Orosei e ad Urzulei, sugli altopiani vulcanici,

in Marmilla e nel Sulcis settentrionale: ricordiamo tra i più caratteristici i

villaggi di Serrucci nel Sulcis, con 90 capanne, quello di Serra Orrios, in territorio

di Dorgali con 80 capanne, quello di Cala Gonone con 114 capanne e poi a Barùmini,

a Sorabile, a Teti e in tanti altri luoghi. La loro frequenza e la loro complessiva

aderenza a un uniforme schema urbanistico provano che essi sono il prodotto di

un vero fenomeno storico, risultato in parte di un logico processo evolutivo della civiltà

nuragica con agricoltura e pastorizia ben sviluppate, e in parte di preoccupazioni crescenti

di difesa, che poi hanno prevalso e che hanno provocato la trasformazione dell’abitato

sparso in agglomerato. In questi agglomerati il nuraghe ha funzione molto

simile a quella del castello medievale che domina e protegge il borgo circostante.

Alcuni villaggi avevano funzione prevalente di centri di culto presso pozzi о

sacelli (oltre una ventina riconosciuti), come quelli nelle località attuali di Santa

Vittoria (sulla giara di Serri), di Serra Orrios (Dorgali), di Abini (Teti) e vari altri.

In essi si trovano stalli per la vendita di mercanzie, recinti per fiere di bestiame e

tracce dell’esistenza di attività artigiane.

Né è da trascurare la fioritura artistica che accompagna anche la tecnica evoluta

della fusione del bronzo per la fabbricazione di armi e strumenti e che è documentata

da una serie di originali figurine votive, i famosi bronzetti nuragici, trovati nei

templi e rappresentanti uomini, animali e divinità con singolare efficacia e potenza

espressiva. Essi ci dànno l’immagine di un popolo saldo e austero, tenuto unito da

disciplina militare e religiosa.

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