Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

sistemazioni montane. Appartiene a questa fase, che si svolse tra le due guerre mondiali,

la spettacolare bonifica di Terralba, iniziata nel 1921 ad opera della Società

Bonifiche Sarde, concessionaria delle opere statali, e che ha trasformato con opere

imponenti di bonifica idraulica (prosciugamento dello Stagno di Sassu, deviazione

del Rio Mógoro), impianti di frangivento (un milione e mezzo di piante), irrigazione

(191 km. di canali) e appoderamento, oltre 10.000 ha. di terreno desolato. In questo

territorio, percorso da una rete di strade rettilinee e sparso di case e nuclei abitati

(230 nuovi poderi), si stabilirono circa 4000 persone, in maggioranza veneti, facenti

capo a una borgata rurale che ebbe nome Mussolinia e successivamente Arborea

eretta a Comune nel 1930. Di importanza assai minore fu l'opera di bonifica sviluppata

nella Nurra meridionale su 12.000 ha. sempre per opera dell’Ente Ferrarese,

che aveva il compito di fissare in Sardegna un certo numero di famiglie ferraresi

dopo un generale riordinamento idraulico (canalizzazione del Rio Filibertu), la costruzione

di strade (33 km.), il dissodamento e l’appoderamento con 80 case coloniche

facenti capo alla nuova borgata costiera di Fertilia, rimasta incompiuta per lo scoppio

del secondo conflitto mondiale. Ultima per superficie (solo 2350 ha.), ma prima per

concezione, essendo stata ideata dal Carbonazzi nel 1831, è stata la bonifica dello

stagno di Sanluri, rilevata nel 1919 dopo un primo insuccesso dall’Opera Nazionale

Combattenti e da questa condotta con nuovi criteri e ultimata intorno al 1940; anche

qui l’ambiente acquitrinoso è stato trasformato col prosciugamento dello stagno,

con l’accurata canalizzazione e con la sistemazione agraria che ha visto la formazione

di 25 poderi modello, popolati soprattutto con coloni lombardi.

Queste bonifiche assai costose e di alto valore tecnico furono compiute non solo

a scopo di risanamento e di aumento della produttività, ma anche come esempio e

come modello di radicale evoluzione economica e dei metodi moderni di agricoltura

e di allevamento, che però rimase appartato ed ebbe scarsa efficacia anche perchè

effettuato per la maggior parte in ambienti periferici spopolati. Anche i Consorzi

non hanno dato i risultati che si attendevano perchè in Sardegna, come in altre parti

dell’Italia meridionale, l’istituto dei Consorzi dei proprietari si è rivelato troppo

evoluto e delicato e spesso non è riuscito a realizzare quell’intima fusione fra opere

statali e opere private che sta alla base del successo. Perciò fino al secondo conflitto

mondiale l’opera di bonifica, pur avendo segnato trasformazioni di aziende e irrigazioni

oasistiche per iniziative di singoli, non ha determinato modificazioni sostanziali

alla vita rurale tradizionale delle genti sarde.

È solo in una terza fase della loro evoluzione, iniziatasi col 1950, che le opere

di bonifica e di trasformazione agraria nell’isola hanno assunto aspetto nuovo con

intensità ed estensione rilevanti e interessano oggi oltre i 2/5 del territorio con interventi

a ritmo accelerato. Esse sono rientrate nel vasto programma stabilito e posto

in opera a favore del Mezzogiorno e delle isole per lo sviluppo armonico della loro

economia e per il loro progresso sociale. Com’è noto, per la realizzazione di quest’opera

imponente, a totale carico dello Stato, è stata creata la Cassa del Mezzogiorno

ed è stata disposta la riforma fondiaria e agraria, la cui azione mira non solo a cam-

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