Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

Si tratta di un insieme di ben 692.000 ha. sotto bonifica e trasformazione agraria,

al quale vanno aggiunti i due vasti comprensori di bonifica montana del Nuorese e dei

monti di Alà-Màrghine estesi per 517.000 ha. sugli altopiani e i massicci montani

della parte orientale dell’isola su cui sono previsti, e in parte in atto, interventi

idraulico-forestali e idraulico-agrari miranti al rimboschimento e al miglioramento

dei pascoli. Aggiungendo altri 382.000 ha. corrispondenti a 18 bacini montani litoranei

attaccati dall’erosione torrentizia ed eolica per cui è prevista la sistemazione

idrogeologica, la superficie complessiva di intervento raggiunge i .591.000 ha., il che

vuol dire che al momento attuale su ogni cinque ettari di terreno, tre sono interessati

dai piani e dalle opere di bonifica.

L ’attività bonificatrice è stata intensa in gran parte dei comprensori di pianura,

ove alla fine del piano dodecennale fissato dalla Cassa del Mezzogiorno, la trasformazione

del paesaggio appare sensibile e in molti casi addirittura radicale. Ciò torna

soprattutto a merito dell’E.T.F.A .S., che a partire dal 1951, ha provveduto all’appoderamento,

alla messa a coltura e alla distribuzione delle terre espropriate in seguito

alla legge sulla riforma fondiaria del 1950 о provenienti da permute, acquisti e da

assorbimento dell’Ente sardo di colonizzazione.

Si tratta di circa loi.ooo ha., per lo più incolti о mal coltivati di cui l’E.T.F.A .S.,

superando gravi difficoltà, ne ha trasformati 70.000 posti soprattutto nella Nurra,

nel Campo di Chilivani, nel Campidano di Oristano (esclusa Arborea) e nelle

plaghe con appoderamento a carattere agro-zootecnico esistenti entro i comprensori

del Cixerri, del basso Sulcis, del Campidano di Cagliari e del Sàrrabus. Questi

territori hanno preso il caratteristico aspetto dei paesaggi di bonifica con la fitta e

regolare viabilità poderale (450 km. di strade stabilizzate e 61 a fondo artificiale),

con le fasce arboree frangivento (3290 km.), con i canali di drenaggio (375 km.) e gli

impianti irrigui e finalmente con gli insediamenti umani costituiti da case coloniche

a schiera о a scacchiera (circa 2526 in tutto), sorte rapidamente in zone prima disabitate

per accogliere le famiglie dei nuovi assegnatari che alla fine del i960 erano in

numero di 2794 per i poderi e 790 per le quote. A piano ultimato i poderi dovranno

essere 3250 e le quote 950.

Per fissare stabilmente questa gente alla terra, sono sorte nei diversi comprensori

di bonifica 16 borgate residenziali e 23 borghi di servizio о centri aziendali, sedi

anche di alcune industrie per la trasformazione dei prodotti. Tra le borgate più

importanti ricordiamo Santa Maria la Palma nella Nurra, Sant’Antioco nel Campo

di Chilivani, Sant’Anna nel comprensorio di Terralba, Mitza Insta nel Sulcis interno.

Olia Speciosa nel Sàrrabus e varie altre, sedi tutte di servizi sociali e tecnici e di numerose

cooperative.

Riguardo ai progressi conseguiti nella valorizzazione del suolo nei territori sotto

trasformazione agraria, pur riservandoci di trattarne in seguito, occorre dire che essi

sono stati importanti sia per la quantità che per la qualità dei prodotti ed anche per

l’introduzione di nuove colture (barbabietole da zucchero, riso). Questi progressi

sono cospicui nelle plaghe favorite dall’irrigazione che si è estesa considerevolmente

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