Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

e che si diffonde sempre più: infatti oggi sono forniti di impianti irrigui oltre

23.000 ha., di cui 16.000 nel comprensorio di Oristano-Terralba in destra e in sinistra

del basso Tirso e 2000 nel basso Sulcis.

La più vasta e più profonda trasformazione dell’agricoltura mediante irrigazione

è legata all’attività dell’Ente Flumendosa, che è in pieno sviluppo con la costruzione

delle opere per la conduzione e distribuzione delle acque dei grandi serbatoi del

medio Flumendosa (Lago del Flumendosa e del Mulargia), messe a disposizione delle

pratiche irrigatorie all’uscita dalla centrale idroelettrica di Santu Miali. In questa

località le acque vengono immesse nei canali ripartitori che si svilupperanno per

circa 238 km. ai due lati del Campidano e domineranno per mezzo di una rete di

canali distributori quasi 75.000 ha. di terreno; ad essi se ne aggiungeranno altri

25.000 irrigati con le acque provenienti dai bacini sussidiari.

Ma le pratiche irrigatorie sono destinate a diffondersi ancora notevolmente perchè

saranno sfruttate sempre meglio le possibilità offerte sia dalle acque piovane, sufficienti

per innaffiare oltre 200.000 ha., sia da quelle sotterranee, ancor oggi scarsamente

utilizzate.

Il quadro agrario attuale.

Nonostante l’indubbio progresso verificatosi nell’economia sarda, comprovato

dalla sensibile attenuazione della sua fisionomia agricola espressa dalla diminuzione

degli addetti (dal 56,7 al 51% degli attivi tra il 1936 e il 1951 e dal 51 al 37,7%

nel decennio tra il 1951 e il 1961), l’agricoltura rimane di gran lunga l’attività principale

che regola insieme all’allevamento la vita economica, non solo in quanto occupa

l’aliquota proporzionalmente maggiore della popolazione attiva, ma anche perchè

fornisce la porzione di gran lunga più cospicua del reddito complessivo.

Sebbene le bonifiche e gli altri interventi abbiano portato, come si è visto, modifiche

importanti all’estensione e alla distribuzione delle colture, le particolari condizioni

del rilievo e dei suoli e le vicende storiche si sono impresse tanto fortemente

sui quadri economici regionali, che anche oggi si possono agevolmente riconoscere

nell’isola due grandi zone, una delle quali a carattere soprattutto pastorale e l’altra

a carattere prevalentemente agricolo. Ad esse si affianca a sud-ovest il distretto minerario

iglesiente e alla periferia modesti nuclei di vita marittima e industriale corrispondenti

ai maggiori centri abitati. Le regioni montane della parte orientale, dal

Sàrrabus alla Gallura sono da secoli il dominio della pastorizia, che si espande stagionalmente

col ritmo della transumanza, mentre lo spazio compreso tra esse e l’Iglesiente

minerario e in genere le pianure e le basse colline stendentisi dal Sassarese al

Campidano di Cagliari, sono dominio tradizionale dell’agricoltura.

Questa bipartizione risulta chiaramente dalla carta dell’utilizzazione del suolo,

in cui la parte orientale appare occupata da pascoli permanenti cui si aggiungono

in alto tratti sparsi di boschi e sugherete e nelle vallate e nelle pianure litoranee mo-

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