Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

cui olivi, viti e mandorli, ma i pascoli vi occupano pure vasti spazi sui pendii,

sicché la collina è una tipica zona agricolo-pastorale. La pianura è invece zona

essenzialmente agricola e, pur occupando solo 1/5 del territorio, è quella più redditizia

e produttiva con colture prevalenti di grano e leguminose e utilizzazione

a pascolo dei terreni a riposo, e con vasti tratti a vigneti, agrumeti e ortaggi nelle

già notevoli superfici irrigue.

Tutto sommato, l’utilizzazione del suolo corrisponde alle caratteristiche naturali

delle diverse zone e vi si è adeguata passivamente sino ad epoca assai recente.

Si deve notare peraltro che le superfici destinate alle diverse colture erbacee presentano

variazioni cospicue da un anno all’altro in rapporto con la loro prevalente

estensività e l’irregolarità degli avvicendamenti che, d’altra parte, permette di dare alle

colture l’elasticità e la capacità di adattamento alle mutevoli vicende climatiche. A proposito

degli avvicendamenti si deve riconoscere che i più diffusi sono ancor oggi quelli

tradizionali i quali, se variano molto nei dettagli sia nello spazio che nel tempo, hanno

per carattere comune la discontinuità di coltura, cioè il riposo-pascolo alternato con

turno di varia durata alle coltivazioni, ricalcando così i metodi di un tempo; vi si

nota inoltre la prevalenza dei cereali e soprattutto del frumento sulle altre colture,

l’assenza assoluta di prati artificiali in rotazione, nonché la già notata irregolarità

nella successione delle destinazioni e quindi della loro estensione relativa. Due sono

i tipi di avvicendamenti tradizionali, ancora molto diffusi e che si riferiscono entrambi

alla cerealicoltura: uno di essi è proprio della cerealicoltura estensiva e si basa

esclusivamente sui cereali coltivati per due anni di seguito e sul riposo generalmente

pluriennale interrotto talvolta dal maggese nudo; l’altro si trova nella cerealicoltura

intensiva dei Campidani e si può ricondurre ad uno schema quadriennale con maggese

a fave, о ceci, grano, sarchiata costituita per lo più da fave e ancora grano, sicché

esso si riduce spesso a biennale con la coltura del grano avvicendata con leguminose

da granella e col maggese. Nelle zone di bonifica e trasformazione agraria, sono

state diffuse rotazioni moderne e razionali che nelle zone irrigate sono sessennali

con larga parte alle foraggere necessarie aU’allevamento bovino e con l’introduzione

di adatte piante da rinnovo come il granturco e la barbabietola da zucchero.

E questo un aspetto del recente progresso dell’agricoltura sarda espresso pure

dall’aumento del consumo dei concimi chimici e dallo sviluppo della meccanizzazione.

Nell’ultimo ventennio il consumo complessivo dei concimi è quasi triplicato passando

dai 250.000 q. dell’anteguerra ai 676.000 del i960; in particolare è più che

triplicata la quantità dei concimi fosfatici distribuiti, che sono i più usati, e quella

degli azotati è addirittura decuplicata; ma le concimazioni sono ancora piuttosto

scarse e soprattutto mal distribuite predominando nettamente nella provincia di

Cagliari e essendo minime in quella di Nùoro.

D ’altra parte il numero delle macchine agricole, pur essendo il loro impiego ostacolato

dai caratteri sfavorevoli dell’ambiente e della struttura economica dell’agricoltura,

ha avuto un cospicuo aumento. Così il numero delle trattrici è passato da

378 nel 1935 a 6774 nel 1963 (press’a poco quanto nella Campania e nell’Abruzzo)

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