Mori - 1966 - Sardegna

geonerd

Mori - 1966 - Sardegna

e quello delle trebbiatrici da 404 nel 1936-39 è giunto nel 1961 a 1056. Vi sono però

anche per questo lato notevoli differenze tra una parte e l’altra dell’isola, essendo al

solito la provincia di Cagliari quella col maggior numero e Nùoro quella col numero

minore di macchine.

Tutto ciò ha portato non solo a miglioramenti talvolta cospicui delle colture,

ma soprattutto ad una loro evoluzione che, insieme all’introduzione di coltivazioni

nuove, rappresenta forse l’aspetto più importante dell’agricoltura sarda attuale, come

ora vedremo.

Questi miglioramenti si sono riflessi puntualmente sull’andamento della produzione

agricola e zootecnica che, dai 57 miliardi del 1951 è più che raddoppiata

nel 1962 essendo passata a 120 miliardi, pari al 2,9% del totale nazionale, con cui

la Sardegna si allinea al 13° posto tra le regioni italiane. Tale aumento è da attribuirsi

soprattutto all’agricoltura il cui reddito è più che raddoppiato specialmente

per merito delle colture legnose. Sono questi, insieme ai progressi nelle altre branche

dell’economia, i frutti di uno sforzo organizzativo e finanziario imponente da parte

dello Stato e da parte della Regione, i quali entro il primo decennio di autonomia

hanno erogato rispettivamente 150 e 145 miliardi di lire per lo sviluppo delle strutture

economiche e sociali dell’isola. E lo sforzo viene ulteriormente intensificato e

reso più efficace ed organico col Piano di Rinascita che prevede investimenti per

400 miliardi nel corso di 13 anni e di cui, dopo la definizione e delimitazione delle

zone economicamente omogenee, sta per essere avviato il programma esecutivo per

il primo biennio, finanziato con 65 miliardi, di cui un terzo destinato all’agricoltura.

Questo programma, in aggiunta a quelli delle opere in corso о previste spettanti

alla Cassa del Mezzogiorno e agli altri in attuazione a cura degli Enti di riforma,

dovrebbe far passare circa 200.000 ha. di pascoli a colture arative e soprattutto

portare alla trasformazione di 150.000 ha. da coltura asciutta a coltura irrigua, all’impianto

di altri 100.000 ha. di colture specializzate, di 154.000 ha. di nuovi rimboschimenti

(tra cui 100.000 ha. di nuove sugherete), e infine alla costituzione del

Parco Nazionale del Gennargentu, da tempo auspicato.

Le colture erbacee vecchie e nuove.

La cerealicoltura è, dunque, l’aspetto più spiccato dell’agricoltura sarda occupando

circa 1/3 dei seminativi. Domina largamente la coltura del grano, che per

l’estensione della superficie coltivata, per la generale diffusione, per massa e valore

di produzione, è ancor oggi quella principale dell’agricoltura sarda e motivo di particolare

considerazione da parte del contadino perchè il grano costituisce pur sempre

la base dell’alimentazione. Coltivato da gran tempo ed esportato in copia, prima a

Cartagine, poi a Roma e infine a Pisa come è testimoniato da molte fonti classiche

384

More magazines by this user