Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

La Sardegna fenicio-punica.

Ben presto l’attrazione che la Sardegna esercitò sui navigatori mediterranei si

tramutò in una stabile corrente di scambi che portò di necessità al controllo del suo

territorio da parte di gruppi di colonizzatori operanti da tempo nel bacino occidentale

del Mediterraneo. I più forti tra essi furono i Fenici, che, affluiti dai loro scali

delle coste africane, о rifluiti dalle loro più antiche colonie iberiche, posero per primi

piede nell’isola e l’aprirono così alla storia.

Gli empori marittimi, sorti in un primo tempo sulle coste meridionali e occidentali,

si trasformarono in colonie di carattere urbano, la cui documentazione archeologica

si può far risalire intorno all’VIII secolo avanti Cristo. Secondo il loro costume

i Fenici occuparono stabilmente isolotti e penisole site in posizioni favorevoli e vi

fecero sorgere centri marittimi con la doppia funzione di punti d’appoggio lungo la

rotta che conduceva da Tiro a Sidone alla ricca colonia iberica di Tarshish (Tartessos,

dei Greci) da cui traevano argento e rame, e di fattorie commerciali cui facevano capo

i rapporti con gli indigeni senza che ciò abbia portato ad una vera penetrazione

nell’interno.

Sorsero così Nora, considerata la più antica città della Sardegna e Karales, -is,

nell’ampio Golfo di Cagliari, Sulcis poi Plumbea nell’isola di Sant’Antioco, in funzione

del commercio del piombo prodotto nella zona mineraria flnitima, e forse

Tharros sull’affllata penisola del Capo San Marco dominante il bel Golfo di Oristano.

Naturalmente il contatto con queste colonie fenicie dovette esercitare sulle popolazioni

indigene una progressiva influenza, attestata da un’impronta artistica nuova

e più progredita negli oggetti di ceramica e di metallo risalenti a quell’epoca. Invece

i tentativi di colonizzazione che i Greci focesi e gli Etruschi fecero sul litorale orientale

dell’isola, approfittando della decadenza fenicia nel VI secolo, ebbero scarso e

limitato significato: si può ricordare solo la probabile fondazione di una colonia

etrusca nei pressi di Siniscola, là dove Tolomeo colloca Ferònia e può darsi anche

che i Focesi di Massàlia (Marsiglia), abbiano preso piede in qualche punto come

avevano fatto in Corsica ove fondarono Alàlia о Alèria (565 a. C.) punto di appoggio

per il dominio del Tirreno settentrionale. Ma, se pure una colonia greca fu creata

in Sardegna — non ad Olbia, che non ha fornito alcun reperto greco ed è da ritenere

fondata dai Cartaginesi —■ questo nucleo massaliese dovette essere costretto a

ripiegare dopo la rotta di Alàlia, inflitta ai Greci dalla coalizione etrusco-cartaginese.

La sconfitta di Cuma, di cui furono artefici le forze riunite dei Cartaginesi e dei

Cumani, costrinse sessantacinque anni dopo anche gli Etruschi a lasciare l’isola.

Ebbero così via libera anche in Sardegna i Cartaginesi che già dal VI secolo, dopo

la caduta di Tiro, avevano rilevato le colonie fenicie del Mediterraneo occidentale,

pervenendo così al dominio di quel bacino marittimo. Mentre i Fenici svolsero opera

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