Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

aggirandosi in complesso sui 36.000 ha., ripartiti in parti uguali tra i due cereali,

come quasi uguale è la produzione (185.000 q. ciascuno nella media del triennio

1959-61). L ’orzo è alquanto più diffuso ed è localizzato nelle regioni montane orientali,

particolarmente in Barbàgia e nel Nuorese, ed è raccolto in discreta quantità

(190.000 q. circa), ciò che pone la Sardegna al 6° posto tra le regioni italiane e permette

una modesta esportazione. L ’avena invece, si trova più frequente nel Capo

di Sopra (Gallura, Sassarese, Logudoro) e la provincia di Sassari è appunto in testa

per la produzione che è in rapporto con l’allevamento del bestiame.

Il granturco ha scarsissima importanza: introdotto in epoca relativamente recente,

al principio dello scorso secolo, si diffuse lentamente con la varietà maggengo,

giungendo ad occupare nel 1938 una superficie di circa 7200 ettari. Ma si è poi

ridotto sempre più ed oggi occupa appena 1500 ha., che hanno dato nel 1963 solo

28.000 q. di prodotto, ciò che pone la Sardegna all’ultimo posto tra le regioni itahane,

esclusa la Val d’Aosta. Non sussistono infatti nell’isola le condizioni climatiche

che si richiedono per rendere remunerativa tale coltura, come è provato dal

basso reddito unitario.

Conquista recente è la coltura del riso, connessa con la bonifica e conseguente

trasformazione agraria di alcune zone costiere. Essa ebbe inizio nel 1936 allorché,

completato il prosciugamento dello stagno salso di Sassu per la bonifica di Arboréa,

si presentò la necessità di dissalare il terreno mediante prolungati lavaggi con acque

dolci del Tirso. I buoni risultati ottenuti da un primo esperimento, hanno indotto

a stabilizzare la risicoltura e hanno sollecitato anche le aziende private circostanti,

sicché essa si é estesa in vari Comuni dell’Oristanese, in destra e sinistra del basso

Tirso fino a Tramatza e Ollastra, con prevalenza nelle bassure costiere tra lo stagno

di Santa Giusta e quella di Cabras; piccoli tratti vi sono stati dedicati in ultimo nel

Sàrrabus presso lo stagno di Colostrai e nella piana presso la foce del Flumendosa.

Complessivamente la risicoltura é giunta nel i960 a occupare 1580 ha., ma la produzione

maggiore si é verificata nel 1955 con 75.000 q. dato il considerevole rendimento

unitario che ha oscillato tra 67 q. (nel 1950) e 41,8 q. (nel 1956) ed é spesso

assai superiore a quello medio nazionale. Negli ultimi anni però, passate ad altre coltivazioni

alcune parti prima a riso, la coltura di questo cereale é stata ridimensionata

sui 1000 ha. con una produzione oscillante tra 50 e 60.000 q. per cui l’isola viene

al quarto posto tra le regioni italiane, ma sembra che la diminuzione continui.

Integrazione di qualche importanza aU’alimentazione, specialmente nelle montagne

barbaricine (con centro principale a Gavoi) dove la coltura del grano é scarsa

e poco redditizia e dove le condizioni climatiche lo permettono, é costituita dalla

patata, coltivata su quasi 3500 ha., in misura alquanto inferiore all’anteguerra, ma

che é raccolta press’a poco nella stessa quantità (poco più di 300.000 q., ma 375.000

nel 1963), per il considerevole aumento del reddito unitario, alquanto superiore a

quello medio nazionale. Tuttavia la Sardegna viene ultima tra le regioni italiane,

esclusa sempre la Val d’Aosta, per la produzione delle patate, che non può essere

incrementata di molto per le sfavorevoli condizioni naturali.

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