Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

Prospere colture ortive nella bonifica di Arboréa.

Fot. E.T.F.A.S.

Largamente coltivati sono fin dall’antico i legumi da granella e soprattutto le fave

la cui diffusione è in rapporto col fatto che si tratta dell’unica coltura da rinnovo

possibile in gran parte dell’isola perchè matura prima dei grandi calori estivi e

perchè dà un discreto reddito unitario (12-14 q./ha. contro 8-9 della media italiana).

Essa ha perciò un posto fondamentale nell’avvicendamento tradizionale ed ha grande

importanza per l’alimentazione delle popolazioni rurali, sicché si spiega la tendenza

all’aumento della superficie coltivata a fave, che si aggira sui 45.000 ha., con una

produzione di 500-600.000 quintali. Ma, come per il grano, la quantità del prodotto

subisce forti oscillazioni in dipendenza della variabilità delle condizioni climatiche,

sicché per esempio, il rendimento e quindi il raccolto del 1961 sono stati, a parità

di superficie coltivata, circa la metà di quelli dell’anno precedente. Analogo significato

nella rotazione agraria e per l’alimentazione hanno i ceci, coltivati peraltro in misura

di gran lunga minore e assai inferiore a quella dell’anteguerra: poco più di 2500 ha.

contro oltre 7000 del 1946, con una produzione di 25-30.000 quintali.

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