Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

assai la subericoltura, dato che essa già ora dà un reddito calcolabile a 2,5 miliardi,

alimenta una non trascurabile industria di trasformazione ed ha buone prospettive

di mercato. Infatti l’Italia è la maggior produttrice di sughero del Mercato Comune

Europeo e il consumo di questa materia prima aumenta continuamente, data la molteplicità

delle sue applicazioni.

Infine, nel quadro dell’utilizzazione della flora spontanea, merita ricordare ancora

quella della palma nana praticata un tempo largamente soprattutto nella Nurra e

nell’Ogliastra costiera, per la produzione del crino vegetale e di materiale da intreccio

usato per la fabbricazione di cestini artistici, specie a Castel Sardo. Si utilizzano anche

l’asfodelo per la fabbricazione di cesti e di stuoie e il lentisco dai cui frutti si estrae

un olio {olu stinku), una volta usato nell’alimentazione ed oggi per scopi industriali.

Gli allevamenti zootecnici.

Se l’agricoltura regola in generale la vita economica della Sardegna, essa è affiancata

però dalla pastorizia, praticata in vaste plaghe come attività predominante e che

costituisce quindi uno dei cardini dell’economia soprattutto nelle parti montane e

di alta collina ove i pascoli assumono la massima estensione. Infatti il valore della

produzione zootecnica è di non molto inferiore a quello delle coltivazioni.

Ridotto in ben misere condizioni nel secolo XVIII, per un generale processo di

degenerazione dovuto alle pessime condizioni di vita, il bestiame ha progredito assai

a partire dalla metà del secolo scorso per effetto di appropriati incroci e oculata selezione

eseguiti dagli allevatori, e costituisce oggi un patrimonio di notevole consistenza

sia su piano regionale che nazionale. Caratteri generali dell’allevamento sardo

sono la sua vita autonoma, separata dall’agricoltura e poi il fatto che è praticato allo

stato brado basandosi per l’alimentazione esclusivamente sul pascolo naturale, sicché

il bestiame soffre molto per il nutrimento scarso e irregolare e per mancanza di

ricovero, i quali provocano forti oscillazioni nel reddito e un’elevata mortalità che è

giunta fino a un quarto dei bovini esistenti e ad oltre la metà degli ovini! Inoltre

l’allevamento è sensibile alla congiuntura economica, che si riflette su di esso con

alti e bassi e con mutamento dei rapporti tra bovini e ovini che si possono considerare

in una certa misura concorrenti. Fin verso la fine del secolo scorso, c’è stato

un netto predominio dei bovini se non per il numero dei capi per la quantità di

prodotto fornito, considerando ogni capo grosso equivalente a tre capi piccoli; infatti

nel 1881 furono censite 844.000 pecore e 279.000 buoi, che alimentarono una

discreta esportazione fino alla rottura dei rapporti commerciali con la Francia.

L ’allevamento bovino continuò ad aumentare alquanto fin verso il 1922 (377.000 capi)

perchè sostenuto dallo straordinario sviluppo dell’allevamento ovino, sviluppo che

provocò l’espansione dei pascoli, e dato anche l’utile complemento che il latte di

vacca costituiva per la fabbricazione del formaggio sardo.

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