Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

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altre regioni italiane ed europee. I caprini e gli equini invece, avevano segnato, come

altrove, una diminuzione. Ma negli ultimi anni la progressiva riduzione della superficie

a pascolo e a riposo-pascolo, per effetto dell’estendersi delle colture dovuto alla

trasformazione fondiaria e agraria, ha fatto invertire il processo allineando l’allevamento

sardo all’evoluzione naturale generalmente in atto che vede l’incremento dei

bovini e la contemporanea contrazione degli ovini. Questa tendenza si va affermando

sempre più, tanto che nel 1961 il numero delle pecore era sceso a 2.385.000 capi,

flettendosi poi ulteriormente, mentre quello del bestiame vaccino era aumentato a

224.000 capi, ancora ben lontano, tuttavia, dalla consistenza che aveva all’epoca del

Gemelli, nel 1771, quando ne furono contati ben 344.000. Si deve considerare tuttavia

che la taglia e il peso dei capi sono oggi assai superiori.

Per quanto riguarda in particolare i bovini, si constata anzitutto che la loro distribuzione

è assai disforme avendo solo 1/4 dei comuni densità superiore a io capi per

kmq. e appena 15 oltre 20 capi; le maggiori densità si riscontrano in Gallura, nel

Montiferru (Santu Lussurgiu), nel Màrghine, nell’Oristanese (Arboréa) e nel Sulcis.

Inoltre, alla diminuzione progressiva del numero dei bovini verificatasi nella prima

Fot. Sef

Sardegna pastorale.

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