Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

metà del secolo, ha fatto riscontro un continuo notevole miglioramento qualitativo.

La razza piccola, immiserita, poco produttiva, esistente ancora settant’anni fa, è

stata progressivamente rinsanguata e rinnovata mediante riusciti incroci accuratamente

selezionati con la razza bruno alpina nella parte centro-settentrionale e con

la razza modicana nella parte meridionale dell’isola. L ’antica razza indigena è ridotta

ormai a poca cosa ed è confinata nelle montagne più povere e impervie del Sulcis,

dell’Ogliastra e della Barbàgia. In tutte le altre parti essa è stata sostituita da due

gruppi di ottimi bovini che hanno pregi uguali, se non superiori, a quelli delle

razze da cui derivano. Il primo e più numeroso è costituito dalla razza svitto-sarda,

allevata per produzione di latte e carne nel Capo di Sopra e soprattutto nel territorio

compreso tra Ozieri, Nuoro e Bosa, con fulcro nell’Ozierese. La provincia di

Sassari infatti, possiede la maggior parte dei bovini (2/5 del totale), mentre la provincia

di Núoro ne ha la parte minore. La razza svitto-sarda ha anche buone attitudini

al lavoro ed ha conservato la rusticità originaria, sicché si spiega la sua diffusione

nelle tancas pastorali dove vive allo stato semi-brado e fornisce latte utilizzato

per la preparazione del provolone, alimentando fino a poco tempo fa una certa

esportazione verso il continente italiano, oggi pressoché cessata per l’aumento del

consumo della carne da parte della popolazione sarda.

I bovini sardo-modicani invece sono diffusi nel Capo di Sotto e soprattutto nel

Campidano d’Oristano, con principali centri di allevamento a Oristano stesso,

Santu Lussurgiu e Narbolia. Questa razza spicca per la taglia maggiore, il colore

fulvo e per l’attitudine al lavoro, necessaria per l’agricoltura delle pianure meridionali,

ma ha anche una buona resa di carne ed é pertanto ben adatta all’ambiente.

Infine in epoca recente si sono diffusi nelle zone di bonifica e trasformazione

agraria numerosi bovini di razza frisona italiana ad alta produzione di latte, affermati

specialmente nelle zone irrigue che assicurano la necessaria quantità di foraggio,

come risultato dell’inserimento dell’industria zootecnica nell’agricoltura, fino ad ora

così scarso e che é invece quanto mai desiderabile per il progresso dell’una e dell’altra

attività. Il bestiame da latte conta oggi circa 120.000 capi, pari alla metà del patrimonio

bovino e corrispondenti a quelli del Trentino о deU’Umbria.

Ben altra importanza ha l’allevamento degli ovini e dei caprini, per cui l’isola ha

un netto primato tra tutte le regioni italiane, sicché costituisce il motivo più originale

dell’economia rurale sarda che questa, si può dire, ha avuto in tutti i tempi e che si

é impresso nei modi di vita di una parte considerevole della popolazione. Si pensi

che, pur essendosi verificata negli ultimi anni una certa flessione, il complesso del

bestiame minuto ascendeva nel 1963 a ben 2.773.000 capi, pari circa a 1/3 del totale

nazionale ed a 114 capi per kmq., contro appena 27 dell’Italia intera! Di gran

lunga prevalente é il gregge ovino che nello stesso anno era formato da poco più di

2 milioni di pecore su un totale nazionale di 6,8 milioni. Pur essendo gli ovini diffusi

in tutta l’isola, la loro distribuzione é assai disforme in quanto, se pochissimi sono i

comuni con meno di 50 capi per kmq., quelli con oltre 100 capi sono raccolti nelle

parti montane (esclusa solo la Gallura centro-settentrionale), in quelle centrali e

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